Pedofilia nella Chiesa: ora indaga il governo americano

Il governo americano indagherà sulla pedofilia nella Chiesa. Per la prima volta nella storia, l’inchiesta sarà centralizzata. Il primo stato a essere interessato dalla decisione del Dipartimento di Giustizia è quello della Pennsylvanya, ma non si può escludere che anche altri stati finiscano presto nel “mirino” dei federali

Giuseppe Aloisi

Il governo federale degli Stati Uniti, per la prima volta nella storia, indagherà in maniera diretta su casi di pedofilia interni alla Chiesa cattolica.

L’inchiesta, per ora, riguarderà solo lo stato della Pennsylvanya. Non è escludibile che il disegno giudiziario si allarghi anche ad altre zone. Il rapporto reso noto questa estate ha portato alla ribalta statistiche drammatiche: sono stati migliaia i minori abusati da sacerdoti nel corso di settant’anni. Da Pittsburgh a Philadelphia, passando per Scranton, Erie, Greensburg, Allentown e Harrisburg.

Dopo lo scoppio dello scandalo, altri stati confederati, tra cui quello dei New York, hanno danno vita a indagini interne, ma per sette delle otto diocesi di quel territorio del Nord Est, l’esecutivo di Washington ha deciso di prendere in mano la situazione chiedendo l’accesso agli atti: una novità assoluta. Qualche fonte sostiene che anche l’ottava sia destinata al coinvolgimento. La notizia è stata confermata da fonti ecclesiastiche: “La diocesi di Pittsburgh – ha detto il portavoce, padre Vaskov – ha ricevuto il mandato dal Dipartimento di giustizia e coopererà con le indagini sugli abusi”. Le violenze, stando al dossier del Gran Giury, sarebbero state effettuate da 301 consacrati. Ma il clamore è derivato pure dall’esistenza di un presunto sistema: insabbiamenti degli alti prelati e trasferimenti dei responsabili in altre parrocchie, nel caso il quadro venisse confermato, aggiungerebbero dettagli gravi a un panorama già agghiacciante.

Uno degli ecclesiastici coinvolti nel rapporto, stando pure a quanto si legge sul blog di Aldo Maria Valli, è il cardinale Donald Wuerl, dimessosi qualche giorno fa dall’arcivescovato della capitale statunitense e tirato in ballo per accuse di mala gestione. Il porporato era stato anche contestato da un fedele, che aveva gridato “Vergogna!”, durante una celebrazione in Basilica. Wuerl ha parlato con Papa Francesco e poi ha optato per rinunciare al suo incarico. Bergoglio ha convocato per il prossimo febbraio una riunione straordinaria di tutti gli episcopati del mondo, ha ‘scardinalato’ un altro americano, Theodore McCarrick, e sta proseguendo con la linea della “tolleranza zero”. L’ultima decisione presa dal papa in riferimento a episodi di abuso potrebbe allarmare più di qualche accusato: il Santo Padre ha di fatto bypassato il processo canonico destituendo dallo stato clericale due vescovi cileni. In Vaticano non sembrano più disposti ad accettare alcunché. La “svolta” è arrivata pure in concomitanza con l’emersione di un altro scandalo, quello riguardante il citato McCarrick, che ora vive in preghiera e penitenza in un convento gestito dai cappuccini, nel Kansas.

Tornando all’inchiesta federale, bisognerà attendere di comprendere le ragioni alla base di questa mossa. La situazione della Chiesa cattolica in America si sta complicando. I fedeli americani, come raccontato da Rod Dreher in questa intervista, sono molto “arrabbiati” con le gerarchie cattoliche. Donald Trump, dal canto suo, ha dichiarato che Francesco è la persona “migliore” per far fronte a questo macro-scandalo. Ma negli Stati Uniti sono in molti a chiedere che questi casi vengano indagati e giudicati con sempre maggiore frequenza da tribunali laici. La giustizia federale potrebbe accertare l’esistenza di un fenomeno strutturale.

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