Preti pedofili, l’accusa delle vittime al Vaticano: “Trecento casi in quindici anni, ma in Italia c’è molto sommerso”

Quattro i sacerdoti rimasti impuniti, da Napoli don Silverio Mura sotto falso nome nel padovano

Protetti, in fuga e mai chiamati a rispondere del crimine di avere abusato di bambini. In Italia ci sarebbero quattro “casi impuniti”, quattro casi di pedofilia “passati per le mani” del Vaticano che “non sarebbero stati trattati con la tolleranza zero promessa ma con negligenza”. Lo denuncia l’associazione internazionale di vittime Eca, Ending clergy abuse, che proprio per domani, quando in Vaticano prenderà il via il Sinodo dei vescovi, la grande assise con 267 presuli da tutto il mondo, ha promosso un sit-in vicino piazza San Pietro per sensibilizzare sul tema degli abusi e sollevare in particolare il problema italiano, non pienamente considerato, a loro dire, né dalla Chiesa né dall’opinione pubblica italiana.
“L’Italia non ha avuto la sua inchiesta Spotlight e nemmeno c’è mai stata una commissione governativa sugli abusi come avvenuto in altri Paesi – spiega Francesco Zanardi della rete l’Abuso, una delle realtà che aderiscono al network Eca -.
Eppure il problema esiste. Noi abbiamo ‘mappato’ 300 casi di pedofilia ad opera del clero negli ultimi quindici anni ma c’è molto sommerso”. “Il mio bilancio sul pontificato di papa Francesco riguardo alla pedofilia – afferma Mathias Katsch, presidente dell’associazione tedesca di vittime associata al network Eca -, è pessimo. Abbiamo sentito belle parole ma mancano i fatti. Speriamo che alcuni giovani del sinodo verranno a supportarci perché uno degli aspetti fastidiosi è che non dovrebbero essere le vittime a manifestare ma i normali cattolici a farlo per noi”. Katsch ricorda che le inchieste governative hanno evidenziato una percentuale di preti pedofili che va dal “4 al 7% del clero totale” mentre ogni pedofilo “ha abusato in media tra i 4 e i 6 ragazzini”. “Per questo – sottolinea – l’Italia deve indagare, il modello è l’Australia”.
Alla manifestazione di domani saranno presenti soprattutto vittime italiane, alcuni sono ex alunni dell’istituto Provolo di Verona. Per quanto riguarda i quattro “casi Viganò”, è stato lo stesso Zanardi a descriverli in una conferenza stampa alla Stampa Estera. “Uno – ha spiegato – riguarda uno dei chierichetti del Papa. E’ stato abusato indirettamente perché lui ha visto il suo compagno di camera essere abusato in Vaticano” nel preseminario Pio X, “questo è un caso che è stato insabbiato ben due volte dal Vaticano e attualmente vede il presunto abusatore, mai sanzionato fare il prete a Como”. “Il secondo caso – ha continuato – è quello dell’istituto Provolo di Verona: nel 2014 una delegazione di ex allievi sordi veronese ha incontrato personalmente Papa Francesco e gli ha consegnato una lettera con dentro i nomi di 25 sacerdoti presunti pedofili, tra questi anche don Nicola Corradi che attualmente è in Argentina agli arresti”. “Il terzo caso – ha affermato – riguarda il sacerdote Mauro Galli che è stato condannato proprio due settimane fa a sei anni e 4 mesi. Questa vicenda è stata segnalata più volte al Vaticano e al Papa, esistono le lettere della Congregazione per la Dottrina della Fede che certificano che in Vaticano la cosa era nota. Malgrado questo, papa Francesco nel luglio 2017 ha provveduto, invece che punire con la tolleranza zero, a nominare monsignore Mario Delpini arcivescovo di una delle diocesi più grosse d’Europa”. “L’ultimo caso – ha proseguito – è quello di don Silverio Mura: anche qui la vittima ha incontrato il Papa. Gli abusi sono accaduti a Napoli. Questo prete lo abbiamo trovato nel febbraio di quest’anno in un paesino del Pavese sotto falso nome. La Chiesa lo ha mandato lì, ora dopo essere stato scoperto è di nuovo scomparso”.

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