Prete condannato per abusi sessuali su minorenne, parla la vittima: “Nessuno mi voleva credere” – VIDEO

Don Mauro Galli, ex parroco di Rozzano, nell’hinterland di Milano, è stato condannato oggi a sei anni e quattro mesi per abusi sessuali su minore dal tribunale di Milano. Fanpage.it ha raccolto le prime parole della vittima del sacerdote, oggi maggiorenne: “La sentenza riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella”.

 

“I sei anni e quattro mesi per me sono una pena esemplare”. Queste le prime parole di Fausto (nome di fantasia, ndr), il ragazzino che la notte del 19 dicembre 2011 subì degli abusi sessuali da don Mauro Galli, all’epoca sacerdote a Rozzano, nell’hinterland di Milano. Quella che all’inizio era solo la denuncia di un ragazzino, a cui in pochi credevano, è diventata adesso una sentenza di primo grado della magistratura: don Galli è stato condannato oggi dalla quinta sezione penale del tribunale di Milano, che ha inoltre disposto per il sacerdote il divieto di avere contatti con minorenni, oltre all’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Misura, quest’ultima, che scatterà solo nel caso in cui la condanna verrà confermata. Don Galli, che in una precedente udienza del processo aveva ammesso di aver dormito sul letto matrimoniale con Fausto, che all’epoca dei fatti aveva 15 anni, ha sempre negato di aver abusato del ragazzino. Il prete, in via extragiudiziale, aveva però deciso di risarcire la famiglia di Fausto (che non si è costituita parte civile) con 100mila euro. Una circostanza che il pubblico ministero Lucia Minutella, che aveva chiesto per l’imputato dieci anni e otto mesi di reclusione, aveva considerato “una discrasia evidente nella difesa dell’imputato”, dal momento che era stato “risarcito un danno che si ritiene di non avere cagionato”.

Le prime parole della vittima a Fanpage.it
Adesso, dopo la sentenza di primo grado, Fausto, ormai maggiorenne, ha affermato ai microfoni di Fanpage.it che si è trattato di “un grande passo per la società in generale”. “Di norma per questi reati manco finiscono dentro”, ha aggiunto il ragazzo. Il suo percorso verso la sentenza odierna non è stato facile: “Ho tentato di togliermi la vita quattro cinque volte. Ho perso anni di studio, amici che non mi hanno creduto, ho perso la fede. Stavo per perdere anche la mia famiglia, che è l’unico motivo per cui sono vivo”. La condanna di oggi è importante per lui perché “riconosce che la società mi ha creduto. Ma quello che mi sogno la notte, quello che mi fa male e che mi tormenta non lo cancella la sentenza”. “Nessuno mi voleva credere, nessuno ha mai cercato di approfondire la situazione”, ha poi aggiunto il ragazzo, che ha deciso di rendere pubblica la sua vicenda e di affrontarla perché “queste cose non devono più accadere”. “Io non sono più una vittima, sono un sopravvissuto. Il mio dolore non serve a niente se lo tengo per me, voglio mettere a disposizione di tutti questa mia sofferenza”. E su don Galli ha affermato: “Prima l’avrei voluto morto. Adesso non ho nessun interesse nei suoi confronti, la giustizia ha fatto il suo corso”. Adesso si dovranno attendere le motivazioni della sentenza prima del probabile ricorso del legale del sacerdote, Mario Zanchetti, che continua a sostenere l’innocenza del suo assistito in relazione alle accuse.

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