La lotta di Francesco contro il clericalismo riuscirà a sradicare gli abusi?

Difficile fare previsioni. Intanto però cambiano molte cose

SALVATORE IZZO

 “L’abuso sessuale è conseguenza dell’abuso di potere e di coscienza”. Chiama in causa il ruolo stesso dei pastori questa diagnosi di Papa Francesco, confidata nella conversazione di due settimane fa con i gesuiti irlandesi e poi pubblicata dalla Civiltà Cattolica. Una denuncia coraggiosa perché implica di fatto la rinuncia al ruolo di custode della morale che la Chiesa si era (impropriamente) attribuita in modo sempre più imperioso. L’indicazione chiara di Bergoglio, che chiede alla Chiesa di essere invece, nelle varie situazioni, non un tribunale dell’ortodossia delle comunità cristiane e della purezza etica dei loro membri, ma piuttosto un ospedale da campo che tutte le ferite vuole curare con il balsamo della misericordia, ha una ricaduta precisa sul fronte doloroso degli abusi. E testimonia in effetti la lucidità con la quale Papa Francesco sta affrontando questo tema dirompente per la Chiesa Cattolica.

Per avere un’idea della situazione, che non basta definire gravissima, si possono considerare un paio di elementi statistici: ben due dei nove membri del Consiglio dei Cardinali che affianca il Papa nel governo della Chiesa, l’australiano George Pell, e il cileno Erazuriz Ossa, dovranno essere sostituiti nelle prossime settimane in quanto sotto processo nelle rispettive patrie, per abusi su minori il primo, e per aver coperto questo tipo di abusi il secondo. Toglierli dall’organismo collegiale più importante e rappresentativo della Chiesa era non solo necessario ma indispensabile per recuperare credibilità.

L’altro dato molto allarmante lo ha comunicato recentemente il gesuita psicologo Hans Zollner, membro della Pontificia Commissione per la protezione dei minori: negli abusi sono stati coinvolti nel recente passato dal 3 al 6 per cento dei sacerdoti cattolici ovvero fino a 20 volte di più delle precedenti stime che parlavano dello 0,3 per cento. Una ammissione clamorosa della dimensione endemica di tali crimini.

Il pastore che segue o accompagna il gregge poi lo rispetta

“L’abuso di potere – ha detto il Papa ai suoi confratelli irlandesi – esiste: chi tra di noi non conosce un vescovo autoritario? Sempre nella Chiesa sono esistiti superiori religiosi o vescovi autoritari. E l’autoritarismo è clericalismo. A volte si confonde l’invio in missione in maniera autorevole e decisa con l’autoritarismo. E invece sono due cose diverse. Bisogna vincere l’autoritarismo e riscoprire l’obbedienza dell’invio in missione”.

“Io non sapevo – ha ammesso Bergoglio parlando con i gesuiti a Dublino – che in Irlanda ci fossero anche situazioni di madri non sposate con figli alle quali hanno portato via i bambini. Ascoltare questo mi ha toccato il cuore in maniera particolare. La ministra per l’Infanzia e la Gioventù mi ha parlato di questo problema, e poi mi ha fatto arrivare un memorandum. Io vorrei chiedervi un aiuto speciale: aiutate la Chiesa in Irlanda a farla finita con questa storia. E cosa intendo per farla finita? Non intendo semplicemente voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente. La lettera che ho scritto di recente al popolo di Dio parla della vergogna per gli abusi. Voglio ribadirlo qui e comunicarlo a voi oggi”.

“Io – ha rivelato ancora – ho capito una cosa con grande chiarezza: questo dramma degli abusi, specialmente quando è di proporzioni ampie e dà grande scandalo – pensiamo al caso del Cile e qui in Irlanda o negli Stati Uniti –, ha alle spalle situazioni di Chiesa segnate da elitismo e clericalismo, una incapacità di vicinanza al popolo di Dio. L’elitismo, il clericalismo favoriscono ogni forma di abuso. E l’abuso sessuale non è il primo. Il primo è l’abuso di potere e di coscienza. Vi chiedo aiuto per questo”. “Coraggio! Siate coraggiosi! Davvero non riuscivo a credere a storie che ho visto ben documentate. Le ho sentite qui nell’altra stanza e sono rimasto commosso profondamente. Questa è una speciale missione per voi: fare pulizia, cambiare le coscienze, non aver paura di chiamare le cose con il loro nome”, ha chiaramente detto il Papa.

L’incontro, spiega il comunicato della redazione di via di Porta Pinciana, è avvenuto immediatamente dopo quello con otto vittime di abusi sessuali che ha toccato il cuore del Papa in maniera particolare. Francesco ha perciò fatto ai suoi confratelli la richiesta speciale di “aiutare la chiesa in Irlanda a farla finita con questa storia” perché “non basta voltare pagina, ma cercare rimedio, riparazione, tutto ciò che è necessario per guarire le ferite e ridare vita a tanta gente”. Perciò ha riformulato con estrema chiarezza la sua diagnosi riguardo alla piaga degli abusi, chiedendo ai gesuiti di “essere coraggiosi senza porsi limiti all’amore verso la Chiesa e la fede in Dio”.

La “cura” Bergoglio

La ricetta del Papa per sradicare gli abusi non si limita dunque alla “tolleranza zero” per la quale chi ha denunce (comprovate da condanne civili) viene ridotto allo stato laicale e non solo sospeso a divinis, ovvero  non può tornare a fare il prete. Con essa si propone un ripensamento stesso dei ministeri nella Chiesa alla luce della raccomandazione del Papa a camminare non più davanti al gregge ma al suo fianco o addirittura dietro, fidandosi del fiuto delle pecore. Il che significa rinunciare come pastori al ruolo improprio di custode della morale e giudice dei costumi.

L’orrenda e sanguinaria dittatura cilena utilizzava le condanne della Chiesa in funzione anticomunista. Un’equazione che si ripete tra gli oppositori di Papa Francesco e delle sue aperture, particolarmente forti in Usa, Italia e Polonia.

L’incontro con i vertici della Chiesa americana

Proprio ieri il Papa ha ricevuto in mattinata in udienza vertici della conferenza episcopale degli Stati Uniti, ovvero il cardinale Daniel DiNardo, arcivescovo di Galveston-Houston e presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti d’America, monsignor José Horacio Gómez, arcivescovo di Los Angeles e vice presidente della conferenza dei vescovi statunitensi, il segretario Generale monsignor Brian Bransfield e il cardinale francescano Seán Patrick O’Malley, arcivescovo di Boston e presidente della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori.

“Siamo grati al Santo Padre per averci ricevuti in udienza. Condividiamo con Papa Francesco la nostra situazione negli Stati Uniti, come il corpo di Cristo sia stato lacerato dal male degli abusi sessuali. È stato uno scambio lungo, fruttuoso e buono. Appena terminata l’udienza, abbiamo pregato insieme l’Angelus per la misericordia di Dio e per la forza nel lavorare insieme per curare le ferite. Abbiamo intenzione di continuare attivamente il nostro comune discernimento per individuare i prossimi passi concreti”, ha commentato il presidente DiNardo, con un testo rilasciato al termine dell’udienza e pubblicato sul sito della conferenza episcopale statunitense, raccontando anche che il Papa “ci ha ascoltati dal più profondo del suo cuore”.

L’incontro, molto atteso e sotto i riflettori dei media internazionali per la questione degli abusi che ha investito la Chiesa statunitense dopo il report del gran giurì della Pennsylvania che mette in fila tutti i crimini compiuti dai sacerdoti nel Paese negli ultimi 70 anni circa, e le sconcertanti accuse di monsignor Carlo Maria Viganò, ex nunzio negli Stati Uniti.

La bufera riguarda in particolare l’attuale arcivescovo di Washington Donald Wuerl, successore di McCarrick, “scardinalato” dal Papa. Wuerl – che con l’ex nunzio in Usa Carlo Maria Viganò, lo sconsiderato accusatore del Papa – condivide la responsabilità di non aver reagito quando McCarrick ha ostinatamente ignorato l’ordine verbale di Benedetto XVI di ritirarsi a vita privata – ha dichiarato di volersi presentare a Roma di fronte al Pontefice per proporre le sue dimissioni e discuterne con lui.

Gli amici di Madre Angelica

La vicenda del Memoriale Viganò nasce da particolari ambienti ideologici americani (gli Amici di Bannon, in effetti, gestori dell’impero mediatico fondato da Madre Angelica la suora che raccoglieva miliardi di dollari per le sue tv) e di conseguenza rischia riflettersi anche sulla fiducia che alcuni industriali cattolici americani ripongono nella Santa Sede. Le foto dell’incontro, come quella in copertina, mostrano volti tutto sommato distesi.

Nella giornata del 13 settembre, inoltre, Francesco ha speso parole molto dure sul tema degli abusi, rivolgendosi ai nuovi vescovi, dopo che ieri è stato annunciato l’incontro che avverrà a febbraio 2019 dei presidenti di tutte le conferenze episcopali nazionali in Vaticano con il Pontefice per discutere di protezione dei minori. Sempre in mattina, la rivista dei Gesuiti la Civiltà Cattolica ha pubblicato il breve discorso fatto in privato dal Papa ai gesuiti irlandesi in cui indica la vera causa di questi atti nel clericalismo e negli abusi di potere e di coscienza.

Proprio ieri poi l’Associated Press ha riportato le accuse di due vittime rivolte direttamente al presidente della conferenza statunitense DiNardo, che sostengono che il porporato non abbia agito correttamente nelle loro vicende, lasciando un sacerdote sospetto abusatore con i bambini, l’attuale parroco nella chiesa di St. John Fisher a Richmond e vicario episcopale della diocesi per gli ispanici Manuel La Rosa-Lopez, nonostante le differenti promesse fatte dal cardinale. La vicenda tuttavia deve essere ancora chiarita nella sostanza da apposite indagini, per cui non si possono ancora attribuire queste responsabilità al religioso. Nel frattempo padre Manuel è stato arrestato martedì scorso, in Texas, dopo essersi consegnato spontaneamente alle forze di polizia.

https://www.agi.it/blog-italia/il-papa-pop/presti_pedofili_papa_francesco-4377519/post/2018-09-14/

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