Vertici della Chiesa Usa in udienza con il timore di una pulizia “a metà”

di Alessandro Rico

L’annuncio è stato dato dal portavoce vaticano, Greg Burke: oggi a mezzogiorno, papa Francesco riceverà i vertici della Chiesa cattolica americana, che gli chiedevano udienza da quando è scoppiato il caso del memoriale Viganò.

Nel Palazzo apostolico entreranno il capo della conferenza episcopale Usa, il cardinale Daniel DiNardo, il primo ad aver invocato un colloquio con il Pontefice per fare il punto sullo scandalo degli abusi sessuali, il presidente della Pontificia commissione per la tutela dei minori, il cardinale arcivescovo di Boston Sean Padrick O’Malley (che è anche membro del C9, il collegio di nove porporati che affiancano Jorge Mario Bergoglio nella riforma delle istituzioni ecclesiastiche), l’arcivescovo di Los Angeles Josè Horacio Gòmez (vice di DiNardo) e il segretario generale della Conferenza dei vescovi statunitensi, Brian Bransfield.

Una notizia rilevante, che testimonia come il Vaticano non possa più ignorare le pressioni per un’operazione trasparenza che arrivano dal Nord America. DiNardo è infatti il capofila di una parte consistente, per numeri e per peso specifico, del clero Usa che pretende sia fatta piena chiarezza sulle denunce dell’ex nunzio apostolico a Washington, monsignor Carlo Maria Viganò. Da ultima, è stata la plenaria dell’organo diretto dal cardinale O’Malley a mettere in rilievo che “le domande emerse negli ultimi mesi non solo pongono l’attenzione sulla serietà della questione degli abusi, ma rappresentano anche l’opportunità per porre l’attenzione di tutti sugli strumenti di prevenzione”. Per prevenire il ripetersi delle atrocità del passato, non per “indagare i casi particolari”. Ma è chiaro che i vescovi statunitensi, che nelle scorse settimane si sono più volte pronunciati sul tema, sono sul piede di guerra.

L’arcivescovo di San Francisco, Salvatore Joseph Cordileone, alla Verità ha confessato che i fedeli e la Chiesa sono “nel panico”, ribadendo la propria fiducia nell’onestà di Viganò e insistendo affinché si indaghi sulle sue rivelazioni. Il vescovo di Springfield, John Paprocki, ha definito “inadeguata” l’evasiva risposta di Bergoglio ai giornalisti durante il volo di ritorno da Dublino (quel “giudicate da soli”, divenuto pochi giorni dopo “silenzio e preghiera dinanzi ai cani selvaggi che cercano scandalo”). Stesso giudizio da Robert Morlino, vescovo di Madison, mentre il vescovo di Philadelphia, Charles Chaput, ha proposto al Pontefice addirittura di annullare il sinodo sui giovani del prossimo ottobre, poiché l’episcopato non avrebbe “assolutamente alcuna credibilità nell’affrontare questo argomento”. Molte le richieste di chiarimenti al Papa: da parte del vescovo di Phoenix, Thomas Olmsted, di quello di Tulsa (Oklahoma), David Conderla,, di quello di Tyler (Texas), Joseph Strickland,  oltre che da parte dell’ex primo consigliere della nunziatura americana, Jeanne Francois Lantheaume. Oltreoceano, insomma, si è scoperchiato un vaso di Pandora. Vane le minimizzazioni dei prelati legati all’abusatore Theodore McCarrick, ex arcivescovo di Washington, come Blase Cupich, arcivescovo di Chicago, Joseph Tobin, arcivescovo di Newark, Kevin Farrell, prefetto del dicastero per Laici, famiglia e vita, già vicario dell’ex cardinale nella capitale Usa, o del successore di McCarrick, Donald Wuerl. Il quale ha peraltro annunciato che valuterà con il Papa l’ipotesi di una rinuncia alla carica, dopo che l’inchiesta del gran giurì della Pennsylvania lo ha chiamato in causa per aver coperto alcuni preti pedofili negli anni in cui era vescovo di Pittsburgh.

È un bene che Francesco abbia finalmente deciso di ricevere DiNardo e gli altri esponenti di punta della Chiesa americana. Rimane tuttavia il timore che l’approccio di Roma sia quello di prendere di petto i casi di abuso sui minori, trascurando la piaga della lobby gay nella Chiesa. Perché se è vero che la pedofilia è lo scandalo – giustamente – più odioso per l’opinione pubblica, specialmente quella laica, la quale ha invece normalizzato (se non glorificato) l’omosessualità, è vero pure che esiste un collegamento tra omosessualità e abusi: un rapporto del 2004, commissionato dalla Conferenza episcopale Usa, affermava che l’81% dei casi di violenze sessuali era perpetrato da sacerdoti con tendenze omoerotiche su vittime di sesso maschile, il 90% delle quali adolescenti. Non a caso Rod Dreher, autore di Opzione Benedetto, il saggio che ha stimolato gli esplosivi commenti di padre Georg Gänswein riportati dalla Verità, ha affermato che “gli abusi sessuali sui minori sono facilitati da un segreta e potente rete di preti gay”.

(trascrizione da La Verità del 13 settembre 2018)

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