Calenzano, il prete non va in carcere: «Pensavo avesse 15 anni…» La bimba fu già tolta ai genitori Il caso del fratello maggiore

Il sacerdote si era prodigato nel 2016 per far ritornare la ragazzina con il padre e la madre a Calenzano. Allontanamento per lei e per gli altri due fratelli più grandi. Ma la decisione del tribunale non è arrivata

di Antonella Mollica, Jacopo Storni

Il gip del Tribunale di Prato ha respinto la richiesta di arresto avanzata dalla Procura per don Paolo Glaentzer, il sacerdote accusato di violenza sessuale aggravata nei confronti di una bambina di 11 anni. L’uomo, dunque, resta agli arresti domiciliari nella canonica di Sommaia, a Calenzano in provincia di Firenze. Il prete, lunedì sera, è stato sorpreso in auto con la bambina in una zona appartata del paese.

«Ignoravo l’età, pensavo che avesse qualche anno in più, tipo 14, 15 anni». Così il sacerdote durante l’interrogatorio del 24 luglio davanti al pm. Il prete ha confessato anche di aver avuto incontri analoghi con la bimba «almeno altre tre volte», specificando poi che era sempre stata la piccola a prendere l’iniziativa. Il prete avrebbe potuto ancora abusare di lei, se non fosse stato sorpreso da due vicini di casa e poi bloccato dai carabinieri. Lo afferma il gip di Prato Francesco Pallini, nell’ordinanza che dispone per il 70enne la misura della custodia cautelare ai domiciliari nella sua abitazione in una frazione di Bagni di Lucca (Lucca). Per il gip nei fatti confessati si dimostra «un pervicace radicamento dell’indagato in siffatte devianti e illecite modalità di condotta».

La circostanza secondo la quale il prete avrebbe ignorato l’età della bambina sarebbe smentita, secondo il gip, dal fatto che ha dichiarato di conoscere la famiglia da molti anni, da quando la bambina era poco più che una neonata. «Ho conosciuto questa famiglia circa dieci anni fa» avrebbe detto, «andavo una volta al mese a cena a casa loro». L’uomo ha anche affermato di aver aiutato la famiglia, gravata da problematiche sia economiche che sociali – tanto che i figli erano stati affidati ai servizi sociali -, e di aver donato loro circa settemila euro nell’arco di una decina di anni.

Una vicenda che apre scenari inquietanti. A gennaio la procura per i minori aveva chiesto l’allontanamento dalla famiglia della bambina abusata da don Paolo. Allontanamento per lei e per gli altri due fratelli più grandi. Ma la decisione del tribunale non è arrivata. O perlomeno non è arrivata in tempo per salvarla da quel sacerdote «amico» che andava a cena a casa sua e che spesso la sera la portava in giro in auto per poi abusare di lei.

Dall’inchiesta sul prete pedofilo arrestato lunedì sera emerge uno scenario tutt’altro che rassicurante. La famiglia della bambina era seguita fin dal 2008 dai servizi sociali di Calenzano che con cadenza quasi mensile scrivevano al tribunale per i minori per raccontare delle difficili condizioni in cui versava la famiglia. Nel 2013 un decreto del tribunale per i minori mette nero su bianco l’incapacità genitoriale della coppia e così i bambini vengono mandati in una struttura.

Le proteste del padre di fronte a quella decisione — sosteneva di essere vittima della cattiveria dei vicini di casa che amavano parlare male di lui — avevano portato all’epoca l’assessore alla sanità Enrico Panzi a prendere una posizione pubblica per spiegare che «i bambini risiedono in una comunità protetta a spese del Comune dove vengono permesse le visite dei genitori in condizioni di controllo e tutela». Si tratta di «una misura delicata e dolorosamente necessaria» — aveva sottolineato l’assessore — le ragioni dell’intervento «non le posso spiegare ma sono basate su fatti circostanziati, oggettivi e periziati. I genitori non hanno collaborato e non escludo che possano fare un po’ di teatro raccontando fischi per fiaschi: a titolo di cronaca posso affermare che nelle motivazioni del tribunale non ci sono problemi economici di alcun tipo, nè dicerie di vicini». Aveva poi proseguito il suo intervento dicendo che tre minori in struttura costano 70 mila euro l’anno: «Non potremmo sopportare quest’onere economico se i nostri servizi non fossero più che sicuri che questa è l’unica strada possibile nell’interesse dei minori».

Contro quella decisione del tribunale per i minori la famiglia presenterà ricorso. E nel procedimento verrà allegata anche una lettera in cui don Paolo assicura il suo sostegno a quella famiglia. Nel maggio 2016 la Corte d’Appello decide il rientro dei bambini in famiglia, confermando l’affidamento ai servizi sociali. Dopo diverse segnalazioni degli assistenti sociali la Procura per i minori di Firenze lo scorso gennaio chiede un nuovo allontanamento per i bambini. Il fascicolo viene affidato al pm Filippo Focardi. Nelle relazioni degli assistenti sociali si spiega che il padre è scarsamente collaborativo, che ha comportamenti incongrui, che è aggressivo, bugiardo e che la madre non è in grado di tutelare i figli. Nell’aprile scorso il tribunale per i minori fa un’ordinanza provvisoria dando mandato di approfondimento ai servizi sociali.

Il resto è la cronaca degli ultimi giorni. La bambina che viene trovata da un vicino di casa appartata in auto con il prete amico di famiglia, don Paolo che non prova neppure a negare e viene arrestato per poi confessare davanti al pm di aver abusato altre volte della bambina.I vicini di casa, che con la famiglia in questione non hanno mai avuto rapporti facili raccontano di una famiglia «particolare». Di un padre aggressivo che urla spesso ai figli. Aggressivo al punto da aver aggredito una volta, in passato, anche la propria madre. Sui contorni della vicenda sta cercando adesso di fare luce l’inchiesta della pm Laura Canovai. A lei spetta il compito più difficile: quello di chiarire se vi siano responsabilità per quanto accaduto, se ci siano state omissioni o leggerezze da parte di qualcuno nel valutare la situazione familiare e soprattutto se quella violenza su una bambina di undici anni si poteva evitare.

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