Presunti abusi sessuali in Vaticano sui chierichetti del papa; la Rete L’ABUSO avvia l’azione legale in Italia

INTERVENTO DELLA RETE L’ABUSO SUI PRESUNTI ABUSI SESSUALI REALIZZATI IN VATICANO SUI CHIERICHETTI DEL PAPA

Nota legale / inizio

L’Associazione rende noto che a fronte dell’inerzia della Santa Sede, circa i presunti abusi sessuali commessi da Don Gabriele Martinelli a realizzati nel preseminario minorile S. Pio X in Vaticano, intende avviare ogni opportuna iniziativa legale ritenuta utile soprattutto in senso preventivo volta  ad evitare che dallo stesso sacerdote siano poste in essere eventuali recidive.

In realtà appare che né il Vaticano, né la Procura della Repubblica per lo Stato italiano, abbiano avviato indagini a riguardo, nonostante la notizia abbia avuto notevole risonanza ed interessato sia la trasmissione condotta da Gian Luigi Nuzzi che quella de le Iene con i tre servizi  effettuati da Gaetano Pecoraro.

Tale condizione ci preoccupa molto; nel senso che i presunti insabbiamenti emersi chiamano in causa, oltre al presunto abusante, sia il Vescovo di Como Diego Coletti che l’ex rettore dell’Opera Don Folci, monsignor Enrico Radice, situazione per la quale il Vaticano aveva promesso l’avvio di una nuova scrupolosa indagine del tutto inattuata.

Questo perché, dalle verifiche compiute dalla Rete l’Abuso, Don Martinelli risulta lavorare a fianco dell’attuale prefetto dell’organo vaticano che dovrebbe, invece,  indagare sul caso e vede lo stesso sacerdote,  Don Martinelli, finanche raccogliere prenotazioni per gli esercizi spirituali 2018, organizzati dall’Opera Don Folci.

Nei giorni scorsi l’Associazione, anche a tutela della posizione di una delle due vittime, ha provveduto, tramite il proprio difensore, a formalizzare la messa in mora sia nei confronti del presunto molestatore, il sacerdote Don Gabriele Martinelli, che verso mons. Enrico Radice, l’ex Vescovo di Como Diego Coletti, oltre alla Diocesi di Como e l’Opera Don Folci  struttura sita anche nello Stato della Città del Vaticano.

Nota legale / fine


Il 5 giugno scorso, i partner della neonata associazione internazionale ECA (Ending Clerical Abuse) si sono recati presso le Nazioni Unite di Ginevra ed hanno incontrato Gianni Magazzeni, rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani.

Tra il gruppo internazionale di ECA che raccoglie 15 paesi in 4 continenti, anche Francesco Zanardi, presidente della Rete L’ABUSO, il quale nel suo intervento ha sollevato il caso italiano.

Va ricordato che nel report delle Nazioni Unite del 2014, il Vaticano fu messo sotto accusa dall’Onu per le molteplici violazioni alla Convenzione per la Tutela Del Fanciullo alla quale avrebbe dovuto adeguarsi e relazionare le  modifiche entro il primo settembre 2017, ma ad oggi non ha ancora risposto.

In quel report la Commissione chiedeva all’Italia, oltre all’applicazione della stessa, di superare in particolare tutti quegli ostacoli imposti dai Patti Lateranensi che sollevano i vescovi dall’obbligo della denuncia.

Ad oggi il Governo Italiano resta inadempiente, favorendo di fatto l’impunità delle gerarchie ecclesiastiche, attualmente inconcludenti di fronte al problema.

A fine novembre 2017 il governo è stato informato, sulla base delle contestazioni Onu il Deputato Matteo Mantero ha depositato una interrogazione parlamentare, ad oggi ancora in corso.

Lo scorso 19 febbraio, per mano di uno dei legali della Rete L’ABUSO, Mario Caligiuri del Foro di Roma, l’associazione aveva diffidato, in copia alle Nazioni Unite, il Governo Italiano, contestando sempre sulla base del report CRC/C/VAT/CO/2, le gravi inadempienze dell’Italia, che non ha ancora risposto a quella diffida.

Nell’incontro del 5 giugno scorso con il rappresentante dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani Gianni Magazzeni, lo stesso, nell’intervento di Francesco Zanardi, ha reso noto che è in corso un’indagine in proposito sull’Italia (notizia censurata nel paese), e che il report definitivo sarà reso pubblico il 19 gennaio prossimo. Nel frattempo ha invitato l’Associazione, tramite Zanardi, ad integrare ulteriore materiale oltre a quello fornito in quell’incontro.

Questo caso sarà proprio uno dei prossimi ad essere rapportati alle Nazioni Unite in quanto solleva la problematica della revisione del concordato, un ostacolo all’applicazione della giustizia in favore dell’impunità, sul quale lo staff legale della Rete ha lavorato mesi per attuare una strategia procedibile, in quanto c’è la complicazione che la competenza territoriale del reato è uno Stato estero, il Vaticano.

L’Ufficio di Presidenza

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