Pedofilia nella Chiesa cilena: le vittime vogliono chiarezza

Papa Bergoglio ha incontrato i vescovi chiedendo chiarezza. Le vittime tirano in ballo nomi pesanti

Giuseppe Aloisi

Il Papa vuole che la Chiesa cilena cambi. La pedofilia e gli abusi sessuali in genere continuano a rappresentare una piaga per la Chiesa cattolica.

Quello che è successo con padre Karadima non deve succedere più.

Bergoglio si è recato in sud America durante lo scorso gennaio, ma il Pontefice argentino aveva scelto di non ricevere le vittime del sacerdote carismatico. Karadima, che adesso è condannato a una vita di preghiera e penitenza, ha contribuito a formare buona parte del clero cileno. Poi papa Francesco ha fatto retromarcia. Specie sul caso del vescovo Barros, riguardo al quale aveva pronunciato parole considerate troppo morbide. Il cardinale cappuccino Sean O’Malley si è fatto risentire e il Santo Padre ha aggiustato il tiro. Informazioni sbagliate sarebbero arrivate in Vaticano. Tanto che Papa Francesco ha “ammesso” di aver commesso “errori di valutazione”. Qualche vertice ecclesiastico, insomma, avrebbe omesso parti di questa storia al Papa, che ha convocato i vescovi cileni a rapporto presso la Santa Sede.

Barros, questo è un particolare che non viene sempre riportato, sarebbe stato elevato a vescovo da Bergoglio nonostante le accuse. Il Papa, per farla corta, sarebbe stato ingannato.

Lo scopo attuale è divenuto quello di chiarire le responsabilità e mettere fine a questi episodi. Bergoglio ha ricevuto nei giorni scorsi anche alcune vittime di Karadima promettendo chiarezza e chiedendo perdono per quanto accaduto. Juan Carlos Cruz, James Hamilton e Josè Andrès Murillo, tutti e tre vittime del sacerdote cileno, hanno dichiarato di aver conosciuto una Chiesa molto diversa da quella con cui hanno avuto a che fare nella loro nazione. Il Papa, nell’incontro a porte chiuse con i vescovi, ha preteso chiarimenti. Non sono previste dichiarazioni ufficiali del pontefice argentino, ma la nota stampa della Santa Sede parla di “necessità” nello ristabilire un rapporto di fiducia nella Chiesa. Ma chi sono i vertici del clero cileno tirati in ballo in questa storia?

Karadima, come detto, e il vescovo Barros, per il quale da più parti viena richiesta la rimozione. Il vescovo in questione farebbe parte di un elenco di persone accusate di aver preso parte e/o di aver assistito a quanto compiuto in Cile da Karadima. Le vittime però citano anche altri uomini di Chiesa. “Di fronte al diritto canonico e alle vittime di Karadima – ha dichiarato una di queste nella sede dell’Associazione della stampa estera a Roma – il cardinale Errazuriz è un vero criminale, ha insabbiato le denunce, spero che paghi quel che deve pagare“. L’altra persona citata è il cardinal Riccardo Ezzati, successore di Errazuriz. Entrambi, secondo James Hamilton, “dovrebbero andare in carcere“.

Sono in tanti ad attendere azioni concrete. La vicenda in sè è davvero brutta. La sensazione è che ci si trovi dinanzi ad episodi che qualcuno ha tentato di coprire. Molte cose sono state chiarite dopo il viaggio del vescovo Scicluna, il “plenipotenziario” di Ratzinger per la lotta alla pedofilia. Bergoglio ha inviato Scicluna in Cile per indagare. Dopo la lettura del report è iniziato questo “lungo processo sinodale”. Il Vaticano è chiamato a risolvere la crisi del clero cileno.

http://www.ilgiornale.it/news/cronache/pedofilia-nella-chiesa-cilena-vittime-vogliono-chiarezza-1525721.html

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