Scandalo pedofilia, la Chiesa di Napoli: “Vittime, fatevi avanti”. Le vittime: “Abbiamo paura della Curia”

Come denuncia l’avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”

La Curia di Napoli invita le vittime a denunciare “entro 30 gi0rni” dal comunicato stampa che dirama sullo scandalo che coinvolge don Silverio Mura, accusato di pedofilia e ancora al suo posto, contro il quale è in piedi un procedimento civile – l’unico possibile, perché i reati sono prescritti – nel quale ad accusarlo sono tre persone. Esiste, dunque una nuova indagine interna che coinvolge il “don” accusato di aver violentato dei bambini. Ma perché questa fretta? La Curia, nel comunicato stampa, scrive: “Dopo la riapertura del caso disposta da Papa Francesco anche a seguito di altra denuncia riportata da alcuni mezzi di informazione, la Congregazione della Dottrina per la Fede ha affidato alla Diocesi di Napoli l’incarico di procedere ai necessari adempimenti, secondo le norme canoniche”. Di conseguenza, prosegue la nota, “nelle settimane scorse, sono state avviate le procedure relative all’indagine previa, riascoltando il sacerdote accusato. Ora, però, tale indagine presenta qualche difficoltà perché non risulta pervenuta alla Cancelleria della nostra Diocesi alcuna nuova denuncia di persona diversa dal primo accusatore. Si sa soltanto di un’intervista fatta da un giornale quotidiano, nello scorso mese di febbraio, a un nuovo accusatore del quale, però, vennero indicate soltanto le iniziali G.S.”.

Il primo che, coraggiosamente, si era esposto a denunciare questi fatti terribili è stato Diego Esposito: dall’inchiesta interna non ha avuto riscontri, è stata anzi chiusa per insufficienza di prove, nonostante i numerosi audio e persino video che ha portato a supporto della sua denuncia. Inoltre, dopo quella denuncia Diego ha perso il lavoro, mentre la Curia assolve Don Mura dalle accuse di pedofilia, ritenendo insufficienti gli elementi presentati da Diego Esposito e sottoponendolo a una perizia nella quale lo psichiatra incaricato gli domandava più volte perché avesse accettato l’invito di andare a casa del suo insegnante di religione. Come se non bastasse, come denuncia il suo avvocato Carlo Grezio, la Curia di Napoli stessa “diffuse il vero nome di Diego per ben 8 volte all’interno dello stesso comunicato stampa, infrangendo la sua privacy. Da allora, è ovvio che per come sono andate le cose le vittime non vogliano più mettersi nelle mani della Chiesa di Napoli, hanno paura che accada questo e altro”. Poi incalza: “Alla Curia basterebbe semplicemente basarsi sugli atti processuali che sicuramente conoscono per trarne elementi per il loro giudizio canonico. Perché il processo canonico non può attendere la fase istruttoria del giudizio civile per aspettare quale sarà l’esito? Come mai non possono essere prorogati i termini del processo canonico in attesa dell’escussione dei testi davanti al Tribunale civile?”.

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