Pedofilia, denunciò il prete e perse il lavoro: ora la Chiesa gli dà i buoni per la spesa

“Sono contento – spiega Diego Esposito, vittima di un prete a 13 anni – ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro, certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

 

Diego Esposito (nome di fantasia che lui stesso si è attribuito) è un uomo che, da adulto, ha trovato la forza e il coraggio di denunciare abusi sessuali quando aveva solo 13 anni: così nel 2010, insieme a Rete L’Abuso, ha denunciato don Silverio Mura, parroco di Ponticelli negli anni Ottanta e all’epoca suo insegnante di religione.  Il procedimento aperto dalla Congregazione per la Dottrina della Fede è stato chiuso nel 2016 per insufficienza di prove. Ma di “prove”, Diego, con coraggio ne aveva portate tante, compreso un video nel quale incontra don Mura che non nega di aver abusato di lui e gli consiglia di pregare per superare gli attacchi di panico dei quali soffre a causa di quelle violenze. Ma non è certo l’unico elemento. Diego ha portato dettagli, fatto denunce, chiesto aiuto tante volte alla Chiesa e alla Curia di Napoli senza ottenere riscontro.

Dopo la denuncia l’uomo – che intanto ha messo su famiglia- è rimasto senza lavoro e in enormi difficoltà economiche “perché la Curia di Napoli mi ha segnalato alla pubblica sicurezza”, racconta. Poi spiega meglio: “Accusai il cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, di avere insabbiato l’inchiesta, nel 2015 scrissi un esposto nel quale chiedevo un’indagine sul cardinale. Nello stesso periodo, ero arrabbiato e deluso, nel tentativo di ottenere finalmente ascolto gli scrissi una email nella quale dissi che se non avessero fatto qualcosa per far emergere la verità mi sarei ucciso. All’epoca facevo la guardia giurata. Lui girò la mia lettera alla Prefettura e la polizia mi sequestrò l’arma d’ordinanza e poi mi è stato revocato il porto d’armi”.

Ma la storia non è finita certo a questo punto, perché a Diego – che, ricordiamo, denuncia fatti gravissimi – la Curia commissiona una perizia psichiatrica. Che lui fa, registrando l’incontro. Quali siano state domande dello psichiatra incaricato dalla Curia di Napoli, è presto detto: la più pressante, posta almeno tre volte, era sul motivo per il quale un ragazzino di 13 anni accetta un invito a casa dal suo insegnante di religione, un prete. A inizio 2018 Papa Francesco riapre il caso: vuole capire se le indagini svolte dalla Chiesa in questi anni e terminate con una archiviazione siano state fatte bene, ma ad oggi non si hanno notizie in merito. Ma anche una nuova denuncia in Vaticano avrebbe dato nuova spinta all’inchiesta su don Mura. Che, però, in questi anni, è rimasto saldamente al suo posto e addirittura ha continuato a esercitare il suo ministero prima in una scuola a Napoli, e poi sotto un altro nome – don Saverio Aversano –  a Montù Beccaria, nel pavese, anche a contatto con minori.

La giustizia è un miraggio per Diego: dal punto di vista penale i reati sono in prescrizione, mentre il procedimento interno è chiuso e resta in piedi solo la causa civile. Intanto, è rimasto senza lavoro in conseguenza a una segnalazione della Curia.  Ma Diego ha chiesto anche aiuto per sostenersi, proprio alla Chiesa nella quale ha denunciato violenze gravissime: nel 2016, infatti, riceveva dei buoni da spendere in alcuni esercizi commerciali della sua zona, ma inspiegabilmente gli furono poi sospesi. Oggi, dopo una lunga lotta a colpi di mail e telefonate nelle quali ha anche specificato le violenze gravissime di cui è stato vittima, arriva una risposta della Curia di Napoli, che ha contattato la parrocchia. Diego riceverà dei buoni pasto: “Il parroco di Ponticelli – aggiunge Diego – mi ha poi raccontato che il cardinale Sepe gli ha chiesto anche di pagarmi qualche bolletta, visto che sono in difficoltà economiche e ho una famiglia”. Esposito non nasconde di essere soddisfatto, ma comunque determinato: “Sono contento, ovviamente avrei bisogno di trovare un nuovo lavoro e certo questo aiuto  non influisce minimamente sulla mia battaglia per la giustizia e la verità”. Anche perché, in realtà, un precedente poco chiaro c’è stato: come denuncia l’avvocato di Esposito, Carlo Grezio, qualche anno fa c’è stata la consegna da parte di un incaricato della Caritas di una busta con 250 euro, dicendo: “Con questo consideriamo chiusa la vicenda, non veniteci più a cercare”.

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