Sos delle vittime di padre Maciel: il Papa riapra il caso più scabroso degli ultimi secoli

Città del Vaticano –  Altri guai si profilano all’orizzonte per i Legionari di Cristo, l’ordine commissariato da Benedetto XVI per risanarlo dagli enormi danni provocati dal suo fondatore, padre Maciel, un criminale, tossicomane, pedofilo seriale e spergiuro, visto che mentre frequentava Giovanni Paolo II aveva contemporaneamente due famiglie, una in Spagna e l’altra in Messico, con diversi figli (a loro volta abusati). Forse il caso più terribile che abbia scosso alle fondamenta la Chiesa negli ultimi secoli, affrontato di petto solo da Papa Ratzinger. Una volta eletto il pontefice decise di agire con mano ferma, punendo il prete e commissariando la realtà religiosa presente in diversi Paesi. Infine provvedendo ad azzerare le costituzioni interne per cercare di salvare il salvabile.

A distanza di 12 anni dalla morte di padre Maciel Marcial Degollado, il fondatore che molti hanno paragonato a una specie di demonio, un gruppo di vittime si è fatto avanti scrivendo una lettera ai nuovi vertici dell’ordine  per chiedere giustizia, esigendo scuse pubbliche ma, soprattutto, risarcimenti. Morali e materiali. Secondo l’agenzia di stampa americana Associated Press i richiedenti per ora sono otto ma non è escluso che possano, in futuro aumentare, fino a formare una sorta di class-action. Le vittime chiedono che la Chiesa apra un nuovo capitolo con una commissione incaricata di valutare i danni causati alle persone.

Il caso Maciel è stato ampiamente sottovalutato per lungo tempo, tenendo conto che le prime accuse contro il sacerdote messicano arrivarono in Vaticano negli anni Cinquanta, e poi ancora negli anni Novanta, sempre precise e accurate. Ma furono di volta in volta accantonate e insabbiate, anche perché Maciel godeva della protezione di importanti cardinali di curia e di una rete di amici influenti. Nella lettera le vittime rammentano proprio questo quadro di riferimento, facendo affiorare una situazione omertosa che forse andrebbe rispolverata e approfondita.

In questi giorni Papa Francesco ha riaperto il caso cileno del vescovo Barros, accusato da un gruppo di vittime cilene di avere protetto e coperto un prete pedofilo. Barros inizialmente era stato difeso dal pontefice argentino, probabilmente a causa di informazioni ricevute dall’episcopato cileno e dal nunzio apostolico a Santiago del Cile, Ivo Scapolo. Solo successivamente Bergoglio ha cambiato posizione, dopo avere ricevuto i risultati di una indagine supplementare affidata il mese scorso ad una specie di vescovo 007.  Le testimonianze raccolte da monsignor Charles Schicluna hanno provato che le vittime cilene non hanno mai mentito e che forse qualcuno aveva tratto in inganno il pontefice con informazioni di comodo. Per questo il Papa ha convocato a maggio l’intero episcopato cileno per una specie di redde rationem.

https://www.ilmessaggero.it/primopiano/vaticano/papa_francesco_pedofilia_legionari_cristo_wojtyla_ratzinger_maciel_degollado_vittime_cile_barros-3667957.html

Advertisements