SCANDALO PEDOFILIA. L’ASSOCIAZIONE L’ABUSO DENUNCIA: “LA CURIA DI NAPOLI SAPEVA CHE DON MURA AVESSE CAMBIATO NOME E ESERCITAVA IL SACERDOZIO”

di Arnaldo Capezzuto

Si addensano sempre più nubi grige su Largo Donnaregina e in particolare sulla dubbia gestione da parte del cardinale di Napoli Crescenzio Sepe  del caso sulla presunta violenza sessuale ai danni di Diego Esposito (nome di fantasia) e altri due ragazzi – all’epoca dei fatti minorenni – da parte di Don Silverio Mura, ex parroco di Ponticelli.

Non si è trattato solo di pedofilia ma da quando emerge da altri atti depositati presso l’avvocato Carlo Grezio, il parroco avrebbe: “dato incarico almeno due volte a settimana di trasportare con la sua bicicletta, una cartella o uno zaino a Pollena Trocchia presso delle case o dei circoli e gli diceva che contenevano bibbie o libri del catechismo. Ebbe modo di fermarsi durante il percorso verso i luoghi di destinazione delle cartelle e di constatare che contenevano armi (pistole automatiche e revolver) chiuse in asciugamani a mò di pacchettini e confezioni di sostanze stupefacenti”.

Con il trascorrere dei giorni emergono altri nuovi e inquietanti tasselli che fanno pensare a una responsabilità diretta da parte dei vertici della Curia parteponea nell’insabbiare il caso.

Lo scandalo esplode quando è la stessa vittima Diego Esposito a rivolgersi direttamente al Santo Padre. Prima c’era stato una sorta di atteggiamento di tolleranza da parte dell’alto prelato napoletano. Titubanze, incertezze e superficialità che destano non pochi sospetti.

La domanda è secca: Crescenzio Sepe perchè voleva nascondere le responsabilità del parroco di Ponticelli?  Interrogativi che seminano dubbi e accentuano la distanza tra l’arcivescovo e la stessa chiesa.

E pensare che il 2 agosto Sepe sarebbe destinato ad andare in pensione – come ordina il diritto canonico – compie 75 anni ma Papa Francesco forse sulle stesse pressioni dell’ex capo di Propaganda Fide agli avrebbe accordato una proroga di altri due anni. Dire che si tratti di una decisione singolare è dir poco.

E sul caso di Diego Esposito si batte l’associazione Rete L’ABUSO che ha messo in campo una vera e propria indagine che prende le mosse dal servizio sulla vicenda di Paolo Trencia della trasmissione di Italiauno de “Le Iene”.

Don Silverio Mura viene inviato in un convento nel Pavese – questa la versione ufficiale della Curia di Napoli – in realtà il parroco di Ponticelli cambia nome in Don Saverio Aversano e come nulla fosse svolge l’attività di parroco nella parrocchia di Montù Beccaria, un piccolo centro del Pavese.

Ciò avviene, a seguito di una comunicazione diretta avvenuta tra la parrocchia e la Curia Napoletana. L’interlocutore è padre Egidio Pittiglio, originario del pavese e oggi Superiore generale della congregazione dei Missionari della Divina Redenzione di Visciano (NA).

Secondo quanto emerso, padre Pittiglio avrebbe presentato don Silverio Mura sin da subito come Saverio Aversano. A non far sospettare nulla sarebbe stata un’ulteriore condizione: anche la posta che veniva recapitata alla parrocchia e destinata a don Mura, era indirizzata in epigrafe a Saverio Aversano.

Padre Egidio Pittiglio sembra aver avuto un ruolo chiave perché, da quanto emerge dal racconto di don Simone Baggio fatto alle mamme di Montù, non solo sarebbe stato colui che già sotto falso nome mandò Silverio Mura a Montù Beccaria, ma fu anche colui al quale Mura si rivolse per chiedere istruzioni su come muoversi dopo essere stato scoperto.

A svelarlo è la stessa associazione  Rete L’ABUSO che lo scorso 7 e 8 aprile ha manifestato davanti al Duomo di Napoli. Tra il servizio de ‘Le Iene’, andato in onda il 7 marzo scorso, e la partenza di don Mura, avvenuta una settimana dopo, il 15 marzo è emerso che più di una persona sapesse: tra questi il primo cittadino Amedeo Quaroni, ma né lui, né il sacerdote intervennero, o almeno, lo fecero, ma non a tutela della collettività, ma del prete.

Ripercorrendo rapidamente i fatti: il 7 marzo ‘Le Iene’ hanno trasmesso il servizio su don Mura in pochi a Montù hanno visto quel servizio e quei pochi non lo hanno riconosciuto. I giorni successivi cioè il 10 marzo, infatti, le mamme hanno regolarmente mandato i figli in parrocchia e don Mura era presente. Sarebbe stato il primo cittadino venuto a conoscenza della vicenda andare dal parroco Simone Baggio e avvisarlo.

E un comunicato del sindaco spiega : “Come primo cittadino mi sono attivato immediatamente per trasmettere questa nostra preoccupazione agli organi ecclesiastici ed in particolare al nostro parroco Padre Simone Baggio, che mi rassicurava del fatto che il sacerdote in questione era già stato richiamato dalla sua diocesi di Napoli”.

Trascorrono 5 giorni siamo a giovedì 15 marzo, ovvero, otto giorni dopo il servizio de ‘Le Iene’  e cinque giorni dopo l’incontro tra il sindaco e il parroco, le mamme (che ancora non si erano accorte), ricevono tramite una chat WhatsApp utilizzata per la scuola, la foto di don Mura (alias Saverio Aversano) e scoprono la sua vera identità.

L’associazione  L’ABUSO non si ferma e prosegue la denuncia. Ad accorgersi che l’uomo della foto era don Mura è proprio uno dei bambini del catechismo, che esclama alla mamma “ma questo è don Saverio!

La stessa associazione Rete L’ABUSO ha, infatti, chiesto alla Procura di valutare una serie di situazioni e le ipotesi di reato ad esse collegate, tra cui verifiche nei luoghi dove Silverio Mura operava, l’analisi della connessione internet utilizzata dal sacerdote, soprattutto alla luce del profilo disegnato dalla criminologa Luisa D’Aniello, che vede molto elevata, soprattutto per il lungo periodo trascorso dal Mura a Montù Beccaria, una possibile incontenibilità delle pulsioni del Mura.

Insomma, in questa brutta vicenda si aggrava la posizione della Curia di Napoli e del cardinale Crescenzio Sepe che nei fatti avrebbero omesso o quanto meno nella prospettiva più ottimistica sottovalutato il caso.

Intanto, slitta alla settimana prossima l’approfondimento della trasmissione ‘Chi l’ha visto?’ condotta da Federica Sciarelli.

Scandalo pedofilia. L’associazione L’Abuso denuncia: “La Curia di Napoli conosceva che don Mura avesse cambiato nome e esercitava il sacerdozio”

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