Incredibile ma vero, don Saverio Aversano è don Silverio Mura, il prete accusato di abusi a Napoli e protetto dal cardinale Sepe.

La storia di don Silverio diventa di dominio pubblico nel 2012 quando la sua presunta vittima, Diego Esposito, stanco delle sue denunce alla diocesi rimaste inascoltate, disperato ed in cerca di risposte si rivolge alla Rete L’ABUSO.

Circa 2 giorni dopo rintracciammo il sacerdote, con grande stupore di Diego scopriamo che insegna ancora religione come quando adescò lui. Lavora a poco più di un chilometro dalla sua abitazione, presso l’Istituto alberghiero C. Russo di Cicciano (NA), anno 2012 – 2013.

Pochi giorni dopo scompare dall’istituto e anche dal palinsesto degli orari grazie al quale eravamo riusciti a rintracciarlo.

Si perdono temporaneamente le tracce ma l’anno scolastico successivo 2013 – 2014, questa volta grazie alla segnalazione di alcuni studenti che avevano visto le foto segnaletiche che l’associazione aveva diffuso, lo troviamo sempre come docente di religione, questa volta presso una scuola media di Napoli.

Da quì in poi interromperà l’insegnamento e di lui perderemo le tracce sino al novembre 2016 quando viene segnalato presso una comunità per sacerdoti con problemi in provincia di Perugia. I motivi di quella sua interruzione dell’insegnamento e il suo trasferimento a Perugia, dalla segnalazione sembrerebbero non essere dovuti alle accuse di pedofilia, ma bensì a problematiche legate all’anziana madre che accudirà fino alla morte che risale a poco più di un anno fa, proprio in concomitanza con il suo incarico a  Montù Beccaria dove scopriremo essere diventato don Saverio Aversano (cognome della madre).

Non si sa se ridere o se piangere, certo è imbarazzante, secondo alcuni giornali la Santa sede avrebbe riaperto il caso e questo sarebbe avvenuto all’insaputa della vittima e circa un mese prima che si scoprisse che invece era nascosto sotto falso nome a Montù Beccaria, dove continuava a stare a stretto contatto con minori e da dove per l’ennesima volta scomparirà, ancora protetto dai suoi superiori e dalla tolleranza di papa Francesco.

 Redazione

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