Abusò di chierichetti e nipote. Condanna mite per l’arcivescovo di Guam: perde l’incarico ma non l’ordine sacro

“Colpevole di alcune delle accuse”. Dunque una condanna a metà (che lascia un po’ perplessi). Questa la soluzione che il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, presieduto su incarico del Papa dal cardinale arcitradizionalista Leo Raymond Burke, ha escogitato per risolvere la penosa vicenda dell’arcivescovo di Agana (la diocesi dell’Isola di Guam), monsignor Anthony Sablan Apuron, frate cappuccino accusato di abusi sessuali su 5 minori, tra i quali sia Roy Taitague Quintanilla, violentato nel 1972, quando era  dodicenne, che il proprio nipote Mark Apuron. Quest’ultimo in un’intervista rilasciata ad un’agenzia di notizie guamegna ha raccontato di aver subito  a 16 anni, nel bagno di casa, durante una cena di famiglia, le morbodse attenzioni del vescovo cappuccino.

Lo stupro di Mark risalirebbe agli anni 1989-1990, secondo quanto affermato dall’uomo difeso dall’avvocato David Lujun abuso, da parte dello zio,  Il presule ha sostenuto però di non aver mai frequentato quel ramo della propria famiglia. Gli altri quattro accusatori sono ex chierichetti che affermano di essere stati violentati nella parrocchia di Our Lady of Mount Carmel dall’allora parroco don Anthony.

Una sentenza di compromesso (la pena prevista per gli abusi sui minori è la riduzione allo stato laicale) conclude dunque “il processo canonico in relazione alle accuse, incluse quelle di abusi sessuali su minori” a carico del presule. “Il Tribunale Apostolico della Congregazione per la Dottrina della Fede, composto da cinque giudici, ha emesso – si legge nella nota diffusa dlla Sala Stampa della Santa Sede – la sentenza di primo grado, dichiarando l’imputato colpevole di alcune delle accuse e imponendo all’imputato le pene di cessazione dall’ufficio e il divieto di residenza nell’Arcidiocesi di Guam”. La sentenza “rimane soggetta ad eventuale ricorso. In assenza di appello, la sentenza diventa definitiva ed effettiva. In caso di appello, le pene imposte sono sospese fino alla risoluzione finale”.

Qualche mese fa il vescovo – che è in sedia a rotelle per ragioni di salute – aveva incontrato in Vaticano Papa Francesco. “Santo Padre, prima di morire volevo vederla”, aveva spiegato al Papa che pur abbracciandolo e confortandolo ha posto fino ad ora, nella gestione del caso, atti di governo nella direzione di un’applicazione corretta e senza sconti delle norme. Infatti ha prima provveduto a nominare un delegato apostolico, monsignor Hon Tai-Fai, già segretario del dicastero dell’Evangelizzazione dei popoli e attualmente nunzio in Grecia, e poi un coadiutore con pieni poteri, il presule statunitense Michael Byrnes, mentre il cardinale Leo Raymond Burke (noto per la sua strenua opposizione al Papa ma da questo considerato un giudice preparato e competente) ha ricevuto il mandato di presiedere in loco un processo canonico del quale è arrivato questo non chiaro verdetto.

Attualmente le difficoltà della Chiesa sull’isola di Guam sono aggravate da un conflitto che si è creato tra monsignor Byrnes e il Movimento Neocatecumenale, che sembra credere all’innocenza di Apuron ed è presente con diverse famiglie di missionari laici.

Il “Cammino neo catecumenale” aveva aperto un grande seminario “Redemptoris Mater” destinato a formare sacerdoti provenienti dall’intera area del Pacifico. L’amministratore apostolico non condivide l’impostazione di questo Movimento e ritiene inoltre che Guam non sia il luogo adatto a un seminario internazionale. Inn merito, il Papa ha ricevuto un ricorso canonico firmato da circa venticinque tra sacerdoti, avvocati e personalità preminenti di Guam, che si appellavano al Pontefice per intervenire sulla decisione di Byrnes in quanto essa – si legge – “ha inflitto un danno spirituale, morale e fisico ai fedeli di Guam come risultato del suo agire senza rispettare il diritto canonico”. In effetti però rientra pienamente nelle competenze di un coadiutore con pieni poteri (o di un vescovo ordinario) decidere in merito alla pastorale sul suo territorio, comprese le spiacevoli decisioni che hanno riguardato il Movimento Neocatecumenale a Guam.

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