Presunte violenze nel seminario di Gozzano: “I Legionari ci offrirono soldi per tacere”

Oggi udienza preliminare. La famiglia di uno dei ragazzi che accusa padre Gutierrez: “I vertici ci contattarono”

Quindicimila euro. È la cifra con cui i vertici del seminario minorile dei Legionari di Cristo di Gozzano avrebbero provato a comprare il silenzio di un dodicenne abusato, secondo l’accusa, da padre Vladimir Resendiz Gutierrez, all’epoca responsabile del centro.

L’inchiesta sul tentativo di insabbiamento, presunto per il momento, rischia però di finire su un binario morto, con la richiesta di archiviazione dalle accuse di tentata estorsione e favoreggiamento per sei persone legate alla congregazione, avanzata dalla Procura novarese. Qui per competenza sono stati trasmessi gli atti inizialmente sul tavolo della magistratura di Milano, che ha indagato anche sui presunti abusi commessi dall’ex sacerdote nel 2008 su due piccoli seminaristi (un terzo caso è finito in prescrizione). E che saranno al centro dell’udienza preliminare di oggi, in cui il 31enne rischia un processo per violenza sessuale e corruzione di minore.

L’offerta economica venne proposta alla famiglia tramite due scritture private: prevedeva che il ragazzino (oggi ventenne) tacesse sui presunti orrori subiti a Gozzano. Nella prima bozza datata ottobre 2013, si imponeva di esporre quanto accaduto (e già denunciato nel marzo precedente) secondo le modalità previste dallo stesso contratto. In caso di violazione della clausola di riservatezza i sottoscrittori avrebbero dovuto restituire l’intera somma. Per la Procura di Novara però non vi sarebbe stata alcuna minaccia alla famiglia. E la condotta degli indagati sarebbe stata inidonea «a porre in essere uno sviamento efficace» dell’inchiesta. Da qui la richiesta di archiviazione.

L’indagine milanese sulle violenze nasce dalla denuncia dei familiari del ragazzino e dal rifiuto di questo accordo. Ecco uno degli episodi riportati nel decreto che fissa l’udienza preliminare. Dopo aver convocato il dodicenne nel suo studio con la scusa di «una lavata di capo», Gutierrez avrebbe chiuso a chiave la porta e abbassato le veneziane. E lo avrebbe costretto a subire atti sessuali. Il 31enne ex sacerdote (è stato ridotto allo stato laicale da Papa Francesco) è accusato di avere approfittato con «violenza, minaccia e abuso di autorità spirituale» anche di un quattordicenne austriaco. A cui avrebbe detto, durante la confessione, che non era «peccato» ciò che faceva. «Se non fai, vai all’inferno», lo avrebbe quindi minacciato. E ancora: «Se parli con gli altri (ragazzini, ndr) è finita».

Nell’udienza di oggi davanti al giudice Silvana Pucci, le famiglie dei due ragazzini si costituiranno parte civile. Stessa richiesta verrà dall’associazione «Rete l’Abuso». Sul filone della tentata estorsione il giudice, vista l’opposizione del legale di parte civile (l’avvocato Natalia Cultrera) dovrà fissare un’udienza e poi decidere se accogliere la richiesta di archiviazione.

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