Preti pedofili: la Chiesa prima non crede alle accuse, poi compra il silenzio delle vittime

Ipocrisia. Parola dura, ma l’unica che può descrivere l’atteggiamento della Chiesa sulla presenza di pedofili tra le sue fila. Dietro l’abito talare, spesso si nascondono orchi, preti che approfittando della propria posizione ed immagine che dovrebbe essere “di garanzia”, adescano ragazzini e ragazzine, spesso anche disabili, per soddisfare le proprie perverse pulsioni sessuali. Un cancro, quello della pedofilia nella Chiesa, di cui si parla, sì, ma troppo poco e soprattutto male, perché affrontare l’argomento non è semplice, incontrando nelle istituzioni ecclesiastiche un insormontabile muro di omertà. Non è questa l’immagine della Chiesa che da cristiani vorremmo vedere, ma in qualità di uomini e donne, genitori, zii, educatori e anche da credenti, abbiamo l’obbligo di tentare ad infrangere quel muro ed epurare la Chiesa dalle proprie falsità.

Perché le storie di cronaca sugli abusi sessuali da parte di curati, non testimoniano solo la presenza di singoli soggetti che si macchiano di tale abominevole reato, ma anche di una fitta rete di colpe e complicità che coinvolge la gerarchia della Chiesa a vari livelli. La Chiesa, infatti, anziché vigilare e condannare, spesso nasconde l’atto criminoso, discredita le vittime e compra il loro silenzio. Come è avvenuto ad esempio a Milano, dove la Curia ha offerto 150mila euro ad un giovane abusato all’età di 15 anni perché ritirasse la denuncia presentata contro don Mauro Galli, sacerdote della parrocchia di Rozzano. Come scrive Il Giornale, l’arcivescovo di Milano, Mario Delpini, all’epoca dei fatti vicario, prese la decisione di istituire un fondo per le vittime di pedofilia, fondo che doveva servire per “risarcire” le vittime. La verità è che le Arcidiocesi spesso hanno usato tali fondi per comprare il silenzio delle vittime che ufficialmente non vengono credute, ma si tenta di mettere a tacere.

La stessa cosa, come ha fatto vedere un servizio delle Iene di Canale 5, sarebbe successa a Napoli, in località Ponticelli, dove un giovane ha denunciato di avere subito per anni gli abusi del parroco don Silverio M. “Mi ha violentato quando avevo 13 anni. Diceva che il mio seme lo aiutava a stare meglio, a curarsi. Solo a 16 anni mi sono sottratto a questo dominio”. Queste le terribili parole del ragazzo abusato che è stato screditato in ogni modo ed umiliato con l’archiviazione del caso disposta dalla Curia di Napoli. Oggi il Vaticano ha chiesto gli atti dell’indagine avviata dall’Arcivescovo di Napoli, facendo intendere di volere riaprire il processo nei confronti di don Silverio. Milano e Napoli, sono solo due piccolissimi lembi di terra se messi a confronto con la diffusione del fenomeno della pedofilia nella Chiesa che ha suscitato orrore e scandalo in ogni parte del mondo. Una realtà sommersa che viene lasciata proliferare nell’ipocrisia dei vertici della Chiesa che per evitare la gogna pubblica, insabbiano ogni ipotetico caso. Questo atteggiamento omertoso è aggravato dal fatto che i sacerdoti accusati, continuano ad indossare l’abito talare, continuano a fare messa. Vengono semplicemente trasferiti da una parrocchia all’altra, lasciandoli a contatto con altri, bambini, altri adolescenti che diventano altre potenziali vittime di cui comprare il silenzio.

Papa Benedetto XVI e Papa Francesco hanno pubblicamente affrontato il tema della pedofilia, hanno usato parole di condanna ed hanno inasprito le pene previste dal codice canonico… ma tutto questo a che serve? A costo di essere impopolari, non basta che il Pontefice maximus condanni genericamente la pedofilia, dovrebbe esaminare le statistiche di quanti processi per pedofilia affrontano i tribunali ecclesiastici, quante condanne vengono spiccate ogni anno? La risposta è pochissime, se non alcuna. È chiaro, dunque, che qualcosa non va e non andrà mai, fino a quando dai vertici del Vaticano non verranno pronunciate solo sterili parole di solidarietà, ma quelle che affermano che i preti pedofili, vanno immediatamente consegnati alla giustizia, destituiti dal loro incarico, processati e condannati come qualunque altro pedofilo stupratore. Questo deve essere la speranza non di atei progressisti, ma di qualunque cattolico professante, perché possa entrare in Chiesa a testa alta, senza vergogna. Gli scandali sessuali e le omertose compiacenze della Chiesa cesseranno solo se la sfera sessuale smetterà di essere demonizzata. Il filosofo Bertrand Russel scriveva che: “Nessuna religione odia di più l’uomo quanto quella cattolica”. Dietro la totale chiusura verso la libertà sessuale, si nasconde l’esigenza di un’Istituzione di preservarsi sempre uguale a se stessa. Il sesso è un tabù, ma si adotta una doppia morale: quella di vietarlo e quella di praticarlo, esasperandolo e dando l’assist a forme di abusi, di prostituzione, di tradimenti, perpetrati nella certezza di restare impuniti, difesi da una tonaca.

Preti pedofili: la Chiesa prima non crede alle accuse, poi compra il silenzio delle vittime

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