Pedofilia, Don Luciano assolto dalla Chiesa. Bagnasco: «Fatte tutte le procedure previste». Ma nessuno ha ancora risarcito la vittima

Genova – Condannato dalla Cassazione , ma assolto dalla Chiesa. Secondo il Tribunale regionale ecclesiastico don Luciano Massaferro «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti» e che pertanto debbano cessare le pene cautelative imposte dal vescovo di Albenga-Imperia. È quanto riporta la sentenza del Tribunale regionale ecclesiasticodopo quattro anni di processo penale canonico.

Era impossibile non fare una domanda sulla vicenda al cardinale Angelo Bagnasco, questa mattina alla presentazione della turbina Montebianco ad Ansaldo: «Credo anzi mi risulta che siano state fatte tutte le procedure canonicamente e giuridicamente previste del caso. Per cui lui tornerà operativo secondo le modalità previste. L’augurio è che possa essere sereno nel fare il sacerdote, nel limite delle possibilità previste».

Quindi ricapitolando: per la giustizia ordinaria è colpevole di pedofilia nei confronti di una chierichetta di dodici anni e condannato a 7 anni e 8 mesi, pena passata in giudicato e ridotta a sei anni. Episodi avvenuti nel 2009 ad Alassio. Ma per la giustizia della Chiesa, invece, don Luciano «deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti».

Il verdetto del tribunale ecclesiastico è stato ufficializzato ieri dopo quattro anni di «processo accurato e meticoloso» ha puntualizzato monsignor Guglielmo Borghetti che in seguito alla condanna penale aveva sospeso il prete alassino dai sacramenti. «Con la sentenza canonica di assoluzione il sacerdote Luciano Massaferro può tornare a celebrare pubblicamente la Santa Messa e i Sacramenti della vita cristiana – si legge in un comunicato diramato nel tardo pomeriggio di ieri -. Il Vescovo diocesano, Monsignor Guglielmo Borghetti, ha prospettato, in pieno accordo con il sacerdote, un suo reintegro graduale nel ministero pastorale e nella vita diocesana».

Decisamente meno entusiasta la replica dell’avvocato che ha assistito la vittima (ora maggiorenne) e la sua famiglia. «Con estrema serenità e non potendo rivelare i contenuti del processo di primo grado svoltosi a porte chiuse – ha detto – posso dire che la verità religiosa cozza, senza rimedio, contro la verità emersa all’interno del processo».

Il verdetto del tribunale ecclesiastico affidato nel 2013 dalla Congregazione per la Dottrina della Fede al Cardinal Angelo Bagnasco, arcivescovo metropolita di Genova, in qualità di giudice delegato, coadiuvato da due assessori, Officiali del tribunale ecclesiastico regionale ligure, rischia di scatenare reazioni piccate. Già nel 2009 quando don Lu venne arrestato (era il 29 dicembre) la popolazione alassina si spaccò tra colpevolisti ed innocentisti, con tanto di fiaccolate pro don Lu.

La piccola vittima del prete fu addirittura costretta a lasciare Alassio per sfuggire agli “attacchi” di chi l’accusava di essersi inventata tutto. E al proposito, alla luce della giudizio della chiesa, «il Vescovo diocesano auspica che la sentenza canonica sia accolta con animo sereno dai fedeli che in questi anni hanno seguito l’intera vicenda». Un’inchiesta che era scattata alla metà del 2009 quando la ragazzina raccontò delle particolari attenzioni sessuali ricevute dal prete durante il giro delle benedizioni delle case prima della Pasqua.

Accuse che don Lu rigettò fin dal primo momento che venne arrestato: il 29 dicembre 2009. Da quel giorno il sacerdote venne rinchiuso nel carcere di Chiavari e il 17 febbraio 2011 venne condannato in primo grado alla pena di sette anni e otto mesi. Condanna confermata fino in Cassazione (2012) quando a difesa del prete alassino è arrivato il notissimo avvocato Franco Coppi.

Alla luce del verdetto del tribunale ecclesiastico don Massaferro potrà tornare a recitare messa in pubblico, ministero che gli era stato vietato, ma rimarrà interdetto in perpetuo dai pubblici uffic i e neppure potrà più insegnare nelle scuole pubbliche e private, di ogni ordine e grado.

Don Luciano Massaferro, invece, al momento non ha ancora effettuato il risarcimento di 220mila euro a cui è stato condannato dal tribunale savonese (giudice Zerilli, a latere De Dominicis e Rossi), nonostante i recenti solleciti della difesa della vittima. «Abbiamo avuto poche migliaia di euro chiedendo il pignoramento del quinto dello stipendio che l’istituto sostentamento del clero assegnava al prete – conclude l’avvocato Vanucci – Siamo andati avanti un anno a 200 euro al mese, poi lo hanno cancellato dalle liste e non abbiamo più avuto nulla». Ieri, per la vittima della pedofilia, l’ultimo affronto.

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2018/02/23/ACeyVTWB-pedofilia_bagnasco_procedure.shtml

Advertisements