Rete l’Abuso “sfida” Governo, Onu e Parlamento Europeo: “Gravi omissioni nella lotta alla pedofilia nella Chiesa”

La Onlus savonese invia una diffida a varie istituzioni: “Con la loro inerzia hanno consentito di perpetrare crimini a danno dei minori”

Savona. “Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana”. Queste alcune delle accuse che il presidente della Onlus savonese Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, tramite il legale dell’associazione, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata ieri al Governo italiano.

Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 giorni – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza. A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’Istituto Interregionale per la Ricerca sulla criminalità e la giustizia delle Nazioni Unite, il Centro di Ricerca Innocenti.

“Si tratta – accusa Zanardi – di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dalla Rete L’Abuso, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato le istituzioni italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno dei cittadini più deboli, i minori, costringendo anche le vittime divenute adulte a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani”.

“Tra le accuse formulate nelle 20 pagine di diffida – spiega il presidente della Onlus – ci sono anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote, sulla base della quale il governo italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di ‘tolleranza zero’ voluta proprio da papa Francesco”.

“In questo modo – spiega l’avvocato Caligiuri – viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante. Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote”.

Tra gli altri punti importanti “l’immobilità del governo italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori”.

“L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora – chiarisce Zanardi – è quella tanto voluta dall’associazione Rete l’Abuso che, con l’appoggio del deputato Matteo Mantero, lo scorso 27 novembre ha depositato la prima interrogazione parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili. Nell’interrogazione si contestano inoltre le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi o gli scout, ma anche l’intera categoria dei sacerdoti”.

“Attendiamo una risposta esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto, non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati” conclude Zanardi.

Rete l’Abuso “sfida” Governo, Onu e Parlamento Europeo: “Gravi omissioni nella lotta alla pedofilia nella Chiesa”

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