La lotta del Papa alla pedofilia: “Mostra l’ipocrisia della Chiesa”

Il pontefice racconta di incontrare ogni settimana vittime di abusi

“E’ orribile. Bisogna ascoltare quello che prova un abusato o un’abusata! Di venerdì – a volte lo si sa e a volte non lo si sa – mi incontro abitualmente con alcuni di loro. Il loro percorso è durissimo, restano annientati. Per la Chiesa è una grande umiliazione. Mostra non solo la nostra fragilità ma anche, diciamolo chiaramente, il nostro livello di ipocrisia”. E’ parte della conversazione di Papa Francesco in un incontro con i gesuiti nel suo ultimo viaggio apostolico in Cile e Perù, riportate da padre Antonio Spadaro, confratello e direttore de La Civiltà Cattolica.

Parole di enorme impatto, soprattutto dopo la riapertura delle indagini sul contestato vescovo della diocesi cilena di Osorno, monsignor Barros, accusato di aver insabbiato gli abusi di padre Fernando Karadima, considerato da molti suo padre spirituale.

“Posso confermare che, diverse volte al mese, il Santo Padre incontra vittime di abusi sessuali sia individualmente, sia in gruppi – ha confermato il portavoce della Santa Sede, Greg Burke, assicurando che il Pontefice “ascolta le vittime e cerca di aiutarle a sanare le gravi ferite causate dagli abusi subiti”. Gli incontri, fa sapere, si svolgono nella “massima riservatezza”, nel “rispetto delle vittime e delle loro sofferenze”.

Per Bergoglio quella degli abusi sessuali “è la desolazione più grande che la Chiesa sta subendo. Questo ci spinge alla vergogna, ma bisogna pure ricordare che la vergogna è anche una grazia molto ignaziana. E quindi prendiamola come grazia e vergogniamoci profondamente. Dobbiamo amare una Chiesa con le piaghe. Molte piaghe…”.

Poi ha raccontato che una volta, quando era arcivescovo di Buenos Aires, il 24 marzo, memoria del colpo di Stato militare, della dittatura, dei desaparecidos, quando Plaza de Mayo si riempie per ricordarlo, una coppia, vedendolo per strada, intimò il bimbo di stare attento ai “pedofili”: “Che vergogna ho provato! Che vergogna! Non si sono resi conto che ero l’arcivescovo, ero un prete e… che vergogna!”.

La questione è stata pubblicamente affrontata da Bergoglio durante il viaggio, dal 15 al 21 gennaio, e anche in quell’occasione ha incontrato un gruppo di vittime. Durante la conferenza sul volo di ritorno a Roma da Lima, Francesco ha detto di credere nell’innocenza di Barros e ha rivelato di aver rifiutato le sue dimissioni due volte. Alcuni giorni dopo, però, ha annunciato l’invio in Cile dell’arcivescovo maltese Charles Scicluna, braccio destro di Ratzinger nella lotta alla pedofilia, per ascoltare le vittime e fare chiarezza sul caso Barros.

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