Isernia, parla Giorgio, abusato da don M.: “La canonica per me era come un inferno”

Giorgio ha trovato il coraggio di raccontare gli abusi sessuali subiti da Don M., un sacerdote polacco che fino a lunedì continuava ad esercitare il suo ministero in una parrocchia della provincia di Isernia. Molestie durate anni e finite solo quando Giorgio è diventato maggiorenne: “Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me”. Jan Mazurkiewicz

 

Giorgio nasce a Liblino, nella Polonia orientale, trentaquattro anni fa. La sua è una famiglia problematica, il padre è alcolizzato, spesso assente, violento. E’ solo un bambino quando, in una chiesa della sua città, conosce Don M. Il sacerdote, poco dopo, viene trasferito in una parrocchia di Isernia e comincia a portarlo con sé, prima per brevi soggiorni durante l’estate fino a quando non ne ottiene l’affidamento. Gli abusi sessuali, cominciati in Polonia, continuano nel nostro Paese. Quando Giorgio trova la forza per parlare delle molestie con altri parroci vicini al suo aguzzino, non viene creduto e gli viene detto da un esorcista che le sue sono visioni del demonio. Un altro prete addirittura cerca di approfittarsi di lui proponendogli sesso a pagamento. Già maggiorenne, Giorgio decide di lasciare la canonica in Molise e di trasferirsi a Milano. Passano gli anni e capisce che deve togliersi il peso che si porta dentro e decide di denunciare gli abusi subiti da Don M. Con l’aiuto dell’avvocato Sergio Cavaliere e il movimento “Non abbiate paura, presenta una denuncia in cui si ipotizza il traffico di minore a scopi sessuali, di cui si sta occupando la Procura di Isernia. Il 2 maggio dell’anno scorso, il suo legale spedisce anche una raccomandata alle diocesi di Lublino e Isernia per informare le autorità ecclesiastiche degli abusi andati avanti dal 1993 al 2001. Di fronte al silenzio delle Curie, Giorgio decide di rendere pubbliche le molestie subite da bambino. Quando hai conosciuto Don M.?

L’ho conosciuto in una delle chiese di Lublino. Ha subito conquistato la fiducia dei miei genitori. Si fidavano così tanto che mi hanno affidato a lui perché credevano che studiando in Italia avrei avuto un futuro migliore.

Quanti anni avevi quando sei arrivato in Italia? Avevo 13 anni e vivevo nella canonica di Don M. in un piccolo paese in provincia di Isernia. Come sono cominciati gli abusi? La sera, quando si chiudevano le porte della casa canonica, per me cominciava l’inferno. Don M. si metteva a letto con me oppure mi faceva dormire con i cani e lui, nel letto a fianco, si masturbava. Per quanto tempo sono andati avanti le molestie? Sono durate anni. Quasi ogni sera. Me lo ritrovavo che cercava di toccarmi le parti intime o voleva essere baciato. Mi metteva le mani nelle mutande e mi faceva contare fino a dieci. Solo così poi mi lasciava andare. Non ha mai cercato di spingersi oltre? No, ma devo dire che ho un carattere un po’ duro e non ero troppo accondiscendente. Hai trovato il coraggio di parlare degli abusi ad altri sacerdoti vicini a Don M. Qual è stata la loro reazione? Non ho trovato nessuno disposto ad aiutarmi. Ho parlato di quello che mi stava succedendo con tre parroci: Don G., un esorcista, mi ha detto che le mie erano visioni del demonio; Don R. mi ha offerto del denaro per fare sesso con lui. L’ultimo, infine, non mi ha creduto. Ero così frustrato che ho pensato ʽForse sto sbagliando qualcosa io’. Mi vergognavo a dire questa cosa fuori dall’ambito ecclesiastico perché, nonostante tutto, mi fidavo di loro. Quando ha smesso Don M. di molestarti? E’ finito tutto a 17/18 anni. Per lui ormai ero maturo e aveva perso interesse per me. Quando hai deciso di lasciare la canonica di Don M.? Avevo 22-23 e l’ambiente in Molise era diventato troppo pensante. Non è stato facile ricostruirmi una vita. Il ricordo dell’inferno dal quale ero scappato mi ha portato in una strada sbagliata, fatta di alcol e droghe. Però sono riuscito a ricostruirmi una vita. Cos’è scattato in te per indurti a raccontare gli abusi? Era una cosa che mi ha dato sempre fastidio. Sono passati molti anni però ho capito che dovevo togliermi questo peso. Alla fine mi sono detto: non può rimanere solo dentro di me. Adesso ho una bambina di due anni e mezzo e sono diventato protettivo. Penso: ʽE se una cosa del genere accadesse a mia figlia?’ Il vescovo di Isernia ha scritto una lettera chiedendoti perdono e Don M. è stato rispedito in Polonia. “Il vescovo avrebbe dovuto magari chiamarmi già da tempo per dirmi ʽCiao come stai?’, invece ha solo paura che io posso rivelare i nomi. Di fronte a questi fatti non bisogna aver paura, non bisogna stare zitti. Loro non hanno avuto nessuno scrupolo nei miei confronti.

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