“Pedofilia in Australia, una tragedia nazionale”

Rapporto della Commissione abusi sui minori: il 62% dei casi riguarda la Chiesa cattolica

Cinque anni di lavoro, migliaia di pagine a comporre i 17 volumi del Rapporto della Commissione pubblica sugli abusi sui minori in Australia.

BX69WX Priest and altar boy, La Roche-sur-Foron, Haute Savoie, France, Europe

Con dati scioccanti. Oltre 15mila le persone che hanno raccontato le loro storie di abusi subiti nelle chiese, negli orfanotrofi, nelle scuole, nei circoli sportivi e in gruppi giovanili; nel mirino sono finite 4mila istituzioni, molte entità cattoliche. Con i preti in cima alla lista degli indagati.

Oltre 2.500 le segnalazioni effettuate alla polizia e 230 le inchieste avviate, 41.770 chiamate per soccorso e 60mila sopravvissuti con diritto al risarcimento. Al termine di un lavoro certosino effettuato dalla Commissione, emerge che la pedofilia «rappresenta una tragedia nazionale». L’Australia, si legge, «è venuta meno in modo grave ai suoi doveri di proteggere i bambini». Non si è trattato, si legge nel report, di poche «mele marce». «Alcune istituzioni hanno avuto molti pedofili», il problema «è così diffuso, e la natura dei crimini così odiosi, che è difficile da comprendere».

Già lo scorso febbraio la Commissione aveva rivelato i primi dati che avevano mostrato l’entità del problema: il 7% dei religiosi cattolici australiani è stato accusato di abusi sessuali su minori tra il 1950 e il 2010 senza però che i sospettati siano finiti sotto indagine; è stata consuetudine ignorare, o addirittura punire, i bambini che denunciavano le aggressioni; in alcune diocesi la percentuale ha raggiunto il 15% dei sacerdoti sospettati di pedofilia. In totale il 61,8% dei casi segnalati riguardava la Chiesa cattolica.

Il più alto rappresentante della chiesa cattolica in Australia, l’arcivescovo George Pell, è stato ascoltato tre volte dalla commissione di inchiesta dove ha ammesso di aver «fallito» nella sua gestione dei preti pedofili nello stato di Victoria negli anni ’70. Il cardinale Pell era stato chiamato da Papa Francesco alla guida della Segreteria per l’Economia. Dopo le accuse di pedofilia, il porporato è stato rispedito da Bergoglio in Australia per seguire il processo, dove dovrà rispondere del reato di violenza sessuale. A marzo si deciderà se ci sono prove sufficienti per procedere con il processo.

Tra le raccomandazioni formulate nei 17 volumi del rapporto australiano figura anche l’obbligo per i sacerdoti di denunciare gli atti di pedofilia ammessi nel segreto del confessionale. «È inaccettabile scrive l’Osservatore Romano e anche l’arcivescovo di Melbourne, Denis Hart, ha dichiarato che il segreto confessionale è inviolabile e non può essere spezzato». «Se qualcuno dovesse confessare un crimine del genere ha detto – non ne potrò rivelare i contenuti. Ma mi rifiuterò di assolverlo».

Il rapporto, ha commentato alla Radio Vaticana padre Hans Zollner, della commissione pontificia per la tutela dei minori, mette in luce che «nella Chiesa c’è un numero di vittime sproporzionatamente grande rispetto ad altre istituzioni» e che «la Chiesa ha fatto il suo nella collaborazione con la commissione». Per Papa Francesco, rende noto la Sala Stampa Vaticana, «la Chiesa è chiamata a essere luogo di compassione ed è impegnata nell’assicurare ambienti che garantiscono la protezione di tutti bambini e adulti vulnerabili».

http://www.ilgiornale.it/news/politica/pedofilia-australia-tragedia-nazionale-1474686.html

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