Abusi da un sacerdote: le drammatiche violenze confidate a un altro prete

Ceprano – Nel processo a don Gianni Bekiaris sentito lo psicoterapeuta, anch’egli sacerdote, che aiutò la vittima a superare lo choc in un percorso di recupero.

Don Ermanno, sostanzialmente, ha confermato le accuse così come gli sono state rappresentate dal ragazzo che seguiva nel percorso terapeutico di recupero dalle violenze. Anzi, il sacerdote ha spostato in avanti la data ultima degli abusi subiti dal ragazzo facendo riferimento al 2009.
Don Ermanno ha spiegato il percorso seguito con la vittima al consultorio, nel periodo 2010-2011. Dopo un primo anno di colloqui, il ragazzo avrebbe raccontato al sacerdote degli abusi subiti a Ceprano. Da qui una seconda fase del percorso terapeutico che portò il giovane, durante una seduta, a raccontare delle violenze anche ai genitori che, fino a quel momento, erano all’oscuro di tutto.
Il processo proseguirà ora il 24 aprile quando saranno sentiti gli ultimi testi indicati dal pubblico ministero e dalla parte civile, rappresentata dall’avvocato Carla Corsetti. In quell’occasione saranno sentiti il padre del ragazzo, il vescovo Ambrogio Spreafico e il consulente tecnico indicato dal pm Carlo Pizzutelli.
Nelle precedenti udienze, tra gli altri, erano stati sentiti anche la stessa vittima e la madre. Quest’ultima aveva ricordato che il figlio subì le prime molestie quando aveva cominciato a frequentare il catechismo. E che le maestre non si spiegavano del cambiamento del piccolo, che si era chiuso in se stesso. Per anni la famiglia ha stentato a capire cosa stava accadendo. La versione della parte civile è che il giovane sia stato soggiogato dal religioso. «È Dio che ci ha uniti», ha affermato il ragazzo durante la sua deposizione in una precedente udienza, citando una frase che don Gianni gli avrebbe riferito in più occasioni. La prima violenza completa – secondo la donna – si sarebbe consumata a 11 anni, in occasione di una vacanza in Abruzzo. E in quell’occasione l’imputato avrebbe regalato un quadro che raffigurava un paesaggio della località di montagna dove erano stati, con una dedica che, per anni, non hanno interpretato. E che, per la madre, sarebbe il riferimento alla prima violenza. Solo dopo anni il ragazzo ha trovato il coraggio di denunciare e avviare quel processo di recupero che faticosamente sta compiendo.

Raffaele Calcabrina

http://www.ciociariaoggi.it/news/cronaca/57745/abusi-da-un-sacerdotea-le-drammatiche-violenze-confidate-a-un-altro-prete

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