Bergoglio il gattopardo: cambiare tutto per non cambiare nulla

Ovvero: nessuna rivoluzione, soltanto chiacchiere da gesuita

di Raffaella Mauceri. Appena eletto, papa Francesco ha messo in cima all’agenda pontificia la lotta contro la pedofilia. Dedicando a questo tema almeno un annuncio a settimana, non mancando mai di farsi fotografare con atteggiamenti affettuosi – a volte ricambiati, a volte no – in mezzo a dei bambini, emanando una serie di decreti volti ad accentrare in Vaticano tutte le indagini e le decisioni sui casi più scabrosi e ad avvicinare le norme della Santa Sede alle indicazioni della Convezione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza siglata nel 1991 e ratificata nel 2014. Segnali forti, amplificati dalla parola d’ordine spesso pronunciata dal pontefice argentino e diligentemente rilanciata dai media italiani: «Tolleranza zero».

Un passaggio epocale, sulla carta, è avvenuto il 5 settembre 2016, con l’emanazione del decreto Come una madre amore-vole che prevede, oltre all’inasprimento delle misure antiabusi, la rimozione dei vescovi responsabili di condotta negligente del proprio ufficio nei casi di violenza su minori o adulti vulnerabili. Vale a dire, di insabbiamento delle denunce relative a preti pedofili. Poco più di un anno prima, il 5 giugno 2015 al fine di rendere possibile l’individuazione e la punizione di vescovi negligenti, secondo quanto si legge sul sito della Santa Sede, al papa era stata sottoposta, da una commissione consultiva appositamente insediata, la proposta di creare un Tribunale apostolico all’interno della Congregazione per la dottrina della fede (Cdf) alla quale già spetta il compito di giudicare i sacerdoti accusati di pedofilia. Si trattava solo di un suggerimento ma la stampa italiana annunciò il tribunale dei vescovi come cosa fatta descrivendolo come l’ennesimo segnale di svolta rispetto al passato compiuto da Bergoglio. In realtà la stessa pena, ossia la rimozione del porporato insabbiatore, colmava un vuoto procedurale poiché era già disciplinata sin dal 1962 dalla legislazione canonica vigente per cause gravi (Crimen sollicitationis) e rinnovata nel 2001 da un provvedimento di Giovanni Paolo II (De delictis gravioribus). Ma senza essere mai applicata. E cosa ancor più interessante, il tribunale seppur annunciato e osannato non è mai entrato in funzione né mai accadrà perché il papa non lo ha mai creato.

A dare la smentita con quasi due anni di ritardo rispetto ai titoli a nove colonne dei media nostrani è stato il 5 marzo scorso niente meno che il prefetto della Cdf, card. Gerard Müller, il quale intervistato dal Corriere della sera ha precisato che il tribunale per i vescovi «era solo un progetto». Questi sono solo alcuni esempi di come la Chiesa di papa Francescostia affrontando la questione delle violenze sui minori al proprio interno. La strategia è collaudata e vincente: cambiare tutto per non cambiare niente. Alle parole del papa, alle sue intenzioni, ai suoi desiderata raramente, per non dire mai, seguono dei fatti concreti. Il Vaticano dunque, anche sotto Bergoglio, continua a combattere la pedofilia solo a parole. Al più, a colpi di avemaria. Laute buonuscite e ricche pensioni, dice invece il New York Times, è quello che paga la Chiesa cattolica negli Stati Uniti per compensare i preti accusati di pedofilia e favorire il loro ritorno alla vita laica e privata. Insomma, per dare una mano ai religiosi che hanno abusato di minori. Un gioco a carte invertite, in cui il risarcimento se lo piglia chi ha commesso il reato e non la sua vittima. (fonte: affaritaliani. libero.it) Di scandalo in scandalo, gli abusi dei sacerdoti cattolici sui minori (esercitati in ogni singolo stato dell’intero pianeta) sono finiti sotto la valutazione del Comitato Onu contro la tortura, che ha chiesto espressamente che il Vaticano assicuri una piena collaborazione con le autorità civili che perseguono gli abusi nei vari Paesi (fornendo tutte le informazioni in possesso della Congregazione per la dottrina della fede), che la sospensione dei sacerdoti accusati avvenga immediatamente, e che siano previste sanzioni effettive per i superiori che coprono casi di abuso. Ma soprattutto è stata sollecitata la revisione dei Patti Lateranensi, laddove si solleva la gerarchia dall’obbligo di denuncia. Occorre sapere, infatti, che le punizioni dei tribunali vaticani si limitano ad infliggere preghiere, o al più la sospensione dell’esercizio sacerdotale e nella peggiore delle ipotesi, la scomunica. E’ doveroso invece che ci sia un procedimento giudiziario. (Fonte: giornale.it)

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