Padova, il prete pedofilo confessa «Mi faccio schifo, come ho potuto?»

Il religioso accusato di aver abusato di un quindicenne, giorni fa era stato condannato a Venezia per detenzione di materiale pedo-pornografico

PADOVA «Mi faccio schifo, mi chiedo come sono arrivato a fare una cosa del genere». A parlare è don Nicola De Rossi, ex parroco di una comunità nel Monselicense. Dall’altra parte del telefono c’è quello che lui ritiene il suo padre spirituale. Con lui don Nicola si lascia andare e ragiona sull’accusa di violenza sessuale che giovedì mattina ha portato il pubblico ministero Roberto Piccione a chiedere la condanna a 3 anni e 4 mesi del sacerdote. Il parroco racconta di un «rapporto alla dispari» con un ragazzino di quindici anni che nel luglio 2016 l’ha denunciato ai carabinieri di Monselice. Sono queste le due intercettazioni a cui il giudice dell’udienza preliminare Margherita Brunello ha dato il via libera giovedì mattina, prima di far continuare il processo in abbreviato contro il don.

Il nodo intercettazioni

La decisione del gup infatti era la prima cosa attesa dell’intera mattinata: sull’utilizzabilità o meno delle intercettazioni tra il sacerdote imputato, il suo padre spirituale e la sua amica e psicoterapeuta, accusa e difesa (l’avvocato Paolo Marson) si sono date battaglia per la bellezza di due udienze. Da una parte la teoria della procura secondo cui quelle erano semplici chiacchierate; dall’altra la tesi della difesa per cui le parole dette da don De Rossi rientravano nel segreto professionale della psicoterapeuta e in quello ecclesiastico del padre spirituale. A sbrogliare la matassa è stata quindi l’ordinanza del gup che dando il disco verde all’inserimento delle intercettazioni nel fascicolo processuale ha precisato che non si tratta di conversazioni legate a un incarico professionale, piuttosto di dialoghi tra amici», facendo segnare così il primo punto all’accusa. Che da lì è partita nel ricostruire i fatti come raccontati prima ai genitori prima e poi ai carabinieri dal quindicenne, ex chierichetto.

La ricostruzione

L’adolescente che pranza a casa del sacerdote come aveva fatto altre volte in tutta serenità, il don che dopo pranzo lo invita a letto con lui e inizia a palpeggiarlo facendolo salire sul proprio bacino e lui, il ragazzino, che scappa a casa in lacrime e impaurito. I genitori, scossi, che vanno dai carabinieri e fanno scattare la scintilla che ha portato tutti fino a qui, all’udienza di giovedì. Le fondamenta dell’impianto accusatorio il pm le ha poggiate sulle intercettazioni con il padre spirituale («Mi faccio schifo….» e «E’ un rapporto alla dispari») e con la psicoterapeuta che gli risponde «se tu dici che avete giocato, devi essere fedele a questa posizione». L’udienza, prima del rinvio per la difesa, è stata chiusa dall’avvocato Marta Michelon che tutela la famiglia del ragazzino e ha chiesto un risarcimento da 100 mila euro, 40 mila in provvisionale tenendo presente l’acconto da 10 mila euro che il sacerdote (condannato giorni fa a Venezia a 5 mesi per detenzione di immagini pedopornografiche) ha già versato sul conto corrente dei genitori del ragazzino. E a loro si è rivolto sempre giovedì don Nicola quando ha chiesto scusa per il dolore arrecato alla famiglia del ragazzo. Poi l’udienza si è chiusa in attesa del prossimo appuntamento.

http://corrieredelveneto.corriere.it/venezia-mestre/cronaca/17_settembre_29/confessione-prete-pedofilo-mi-faccio-schifo-67363028-a4e5-11e7-8734-c77ebb1dce9a.shtml

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