Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

La versione più distorta della predicazione ha lo scopo di convincere le coscienze e non di stimolarle nel ragionamento critico. Le conquista imbambolandole e rendendole infantili, tramite azioni e gesti plateali capaci di raccogliere consensi. È questa la ragione del drastico rifiuto della concessione della grazia da parte di Papa Bergoglio nei confronti dei cosiddetti ‘preti pedofili’. Ma è proprio il caso di dire che stavolta il buco è troppo grosso per una toppa improvvisata come questa: non basta negare il perdono – contraddicendo tra l’altro i precetti fondamentali della religione cristiana – per sistemare decenni e decenni di insabbiamenti. Non si cancellano anni di omissioni e complicità riprovevoli semplicemente dando le spalle ai pesci che non sanno nuotare da soli. Gli intrighi ecclesiastici con i reati di pedofilia vantano rapporti consolidati e saldi. È infatti dai primi anni 2000 che vengono alla luce i tasselli di questa tragica storia, soprattutto grazie alla grande inchiesta avviata a Boston dal quotidiano The Boston Globe, che ha coinvolto nomi molto importanti. Da John J. Geoghan, un prete condannato a dieci anni di carcere per aver abusato di un bambino, all’arcivescovo di Boston, il cardinale Bernard Francis Law, accusato di aver permesso a diversi preti – già accusati di violenze su minori – di continuare ad operare in parrocchie non informate dei fatti. Il 13 dicembre 2002 quest’ultimo, prima di rassegnare le sue dimissioni a Giovanni Paolo II, è costretto a fornire all’autorità giudiziaria 90 nomi di sacerdoti responsabili di molestie a danno di minori. L’inchiesta riesce a svelare denunce e condanne per reati di pedofilia insabbiati: nella sola Boston vengono accusati 89 sacerdoti e rimossi dall’incarico più di 55 preti. Nel 2002, la conferenza episcopale statunitense commissiona uno studio sul fenomeno, ormai accertato, al John Jay College of Criminal Justice di New York, il quale dopo circa due anni conferma le 6.700 accuse contro circa 4.392 sacerdoti e diaconi in carica negli Stati Uniti fra il 1950 e il 2002, cioè circa il 4% del totale dei sacerdoti. Dei 4.392 accusati, soltanto poco più di 100 sono stati condannati a pene detentive. Nel biennio 2009-2010 invece è la volta delle ‘magagne’ europee, fra queste anche l’Italia. Uno dei casi più estesi e complessi è quello irlandese, raccontato anche in un documentario della BBC, Sex crimes and the Vatican, che racconta i casi di 100 bambine e bambini abusati da 26 sacerdoti irlandesi. Proprio questi, sempre secondo il servizio della BBC, sarebbero stati coperti dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, a capo della Congregazione della Dottrina della Fede. Lo stesso che poi l’8 febbraio 2010, durante l’assemblea plenaria per la famiglia, condanna tutti quei comportamenti inconciliabili con la tutela dei diritti e della dignità dei minori. Dopo circa nove anni di indagini, l’inchiesta sul caso irlandese lascia a dir poco sbigottiti perché arriva a coinvolgere migliaia di bambini e adolescenti (le testimonianze di violenze sarebbero circa 2.500, avvenute fra gli anni ‘40 e ‘80), abusati nelle scuole, negli orfanotrofi e nei riformatori gestiti dagli ordini religiosi cattolici irlandesi. Cifre ridimensionate dalla dichiarazione dell’arcivescovo Silvano Maria Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, durante un intervento al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, che riduce il fenomeno ad un’incidenza compresa fra l’1,5% e il 5%. A rimanere un dato certo è però l’autonomia della magistratura ecclesiastica e dunque la ritrosia a rendere pubbliche e note denunce e vicende che richiederebbero un’indispensabile partecipazione collettiva.

I casi italiani più noti

La storia degli abusi in Italia è costellata davicende raccapriccianti. A partire dal processo avvenuto presso il Tribunale di Roma, nei confronti di don Ruggero Conti, parroco della parrocchia di Selva Candida a Roma, accusatoper l’abuso di 7 minori dal 2001 al 2008, anno in cui viene arrestato e condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione. Fino al caso Bertagna, riguardante l’omonimo don Pierangelo Bertagna, ex abate dell’abbazia di Farneta, in provincia di Arezzo, che viene arrestato l’11 luglio 2005, in seguito alla denuncia di un bambino tredicenne.Confessa abusi avvenuti a partire dal 1988,inizialmente nelle sue zone di origine, la Lombardia e il Bresciano – quando ancora non era entrato in seminario – ai danni di 38 bambini fra gli otto e i quindici anni. Bertagna confessa che padre Vittorio Cappelletto, capo dell’associazione dei Ricostruttori della preghiera, e anche alcuni altri membri dell’associazione stessa ne erano a conoscenza. È stato condannato a 8 anni di carcere nel giugno 2007, soltanto per 16 dei 38 abusi confessati.

Altro caso è quello dell’ex seminarista Marco Marchese, che ha denunciato gli abusi subiti da parte di don Bruno Puleo, il quale ha poi patteggiato dichiarandosi colpevole. Marchese ha chiesto un risarcimento di 65.000 euro alla Curia di Agrigento, ma il vescovo, Carmelo Ferraro, ha risposto con una richiesta di 200.000 euro per danni di immagine alla Chiesa. Va da sé che lacondanna stabilita da parte delle istituzioni ecclesiastiche per Puleo è consistita nel solo trasferimento in un’altra località, anche qui in seguito accusato di ulteriori abusi sessuali nei confronti di minorenni.

E ancora, il sacerdote don Mauro Inzoli, ex dirigente del movimento cattolico di Comunione e Liberazione ed ex presidente del Banco Alimentare, condannato il 29 giugno 2016 a 4 anni e 9 mesi di carcere, con l’accusa di violenze su minori, aggravate dall’abuso di autorità. È stato possibile condannarlo per 8 abusi, commessi fra il 2004 e il 2008, mentre gli altri 12 casi, che lo vedevano protagonista di ulteriori vessazioni, sono caduti in prescrizione. Gli abusi avvenivano nell’oratorio, nello studio del prete e nelle località di vacanza dove i gruppi di preghiera si riunivano.

Il 2009 è anche l’anno dello squallore sconcertante dell’Istituto Provolo di Verona, teatro delle peggiori violenze e vessazioni fisiche e psicologiche. Le accuse sono state sottoscritte da 67persone, ormai di un’età compresa fra i 50 e i 70 anni, e allora bambini e bambine sordomuti chevivevano nell’Istituto. Hanno denunciato abusi protratti per circa trent’anni, fino al 1984. Le vittime e i testimoni dell’accusa, non potranno più avere neanche quella insulsa parvenza di giustizia accordata nei casi precedenti, perché i reati sono caduti in prescrizione. I religiosi accusati sono 25, mentre il numero dei bambini abusati raggiunge circa il centinaio. Poco più di sessanta persone, il 20 novembre 2008, trovano il coraggio di scrivere una lettera a monsignor Gianpietro Mazzoni, vicario giudiziale, ovvero magistrato del Tribunale ecclesiastico della diocesi di Verona, nella quale riportano i fatti accaduti. «Nella stanza adibita a confessionale della chiesa di Santa Maria del Pianto dell’Istituto Provolo, alcuni preti approfittavano per farsi masturbare e palpare a loro volta da bambine e ragazze sorde (la porta era in quei momenti sempre chiusa a chiave). I rapporti sodomitici avvenivano nel dormitorio, nelle camere dei preti e nei bagni sia all’Istituto Provolo di Verona che al Chievo e, durante il periodo delle colonie, a Villa Cervi di San Zeno di Montagna». Inoltre aggiungono di essere stati oggetti di ulteriorivessazioni, botte e bastonate. Le violenze avvenivano addirittura sotto l’altare e nel confessionale o in gruppo sotto la doccia.

I ritardi nelle condanne e la complicità subdola sono le cause principali dei numeri impressionanti delle vittime che si sono susseguite negli anni, ma non solo. La caduta in prescrizione e dunque l’impunità della gran parte dei reati è anch’essa frutto dell’omertà che circonda simili circostanze: le poche voci che hanno trovato la forza di raccontare le atrocità subite non state prese in considerazione o sono arrivate troppo tardi per vedere puniti i loro aguzzini. E questa è solo una piccola parte del perché la negazione della grazia è soltanto fumo negli occhi.

Pedofilia e Chiesa: verità insabbiate (parte 1)

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