Cosa spinge un sacerdote a compiere abusi sessuali?

Dalla certezza della copertura all’abuso della professione. Così una vocazione poco sentita si trasforma in perversione

acerdoti e aspiranti sacerdoti che diventano pedofili incalliti. Cosa spinge a questa degenerazione? Ha provato ad indagare su questo delicatissimo tema Luisa Bove in Abusi sessuali nella Chiesa? Meglio prevenire” (Ancora editrice).

La tragedia dei preti pedofili comporta una doppia problematica: psicopatologica in quanto si tratta di pedofilia, ma anche teologica in quanto messa in atto da sacerdoti. Come mai è possibile che un problema del genere possa accadere proprio in un ambiente, come quello ecclesiale, la cui linfa vitale è esattamente l’opposto?

Questa è la domanda da cui partire. Va premesso che per tutti l’uso strumentale della vocazione è sempre in agguato e quando si inizia a farlo (a volte già prima di entrare in vocazione) non si inizia con modi patologici. Ma con modi di fare apparentemente buoni e a volte benedetti anche dai superiori.

Il pedofilo si apposta, sa aspettare, blandisce, inizia con discorsi spirituali, previene le remore della vittima e ad attacco avvenuto lo fa passare come cosa normale, dalla valenza addirittura spirituale. E prima o poi, lì ritorna e ricomincia (la recidiva è pressoché la norma). Sull’impresa investe, davvero, tutte le sue energie. Ma cosa puo’ spingere un prete a diventare un pericoloso pedofilo?

1) INNAMORAMENTO ANOMALO

Ascoltando le biografie dei pedofili si rimane colpiti dalla cocciutaggine, destrezza, furbizia, tenacia, pazienza con cui il pedofilo persegue il suo piano, senza la considerazione del danno.

Se, poi, ascoltiamo la biografia di altri preti che pedofili non sono, ma che sono da tutti considerati virtuosi, si può trovare la stessa tenacia e determinatezza, ma contrabbandata come virtù e zelo per la causa del Signore: destrezza negli affari, furbizia nelle alleanze, cocciutaggine a resistere nel posto che si occupa pur con l’evidenza che si è diventati un impedimento, non considerazione del peso che le proprie decisioni metteranno sulle spalle del successore.

In entrambi i casi profondono energie per un vizio. Si innamorano della brama con cui devono raggiungere ad ogni costo il loro obiettivo.

2) ABUSO DELLA PROFESSIONE

Raramente il pedofilo è un pezzente, un barbone della vita, un nullatenente. Di solito è un insospettabile, uno che detiene un ruolo di autorità o di potere. Non pochi seminaristi vivono il loro sacerdozio futuro come un arrivo su cui sognare e non come un cammino da verificare nel suo svolgersi passo dopo passo.

Questi abusi «innocui» non sono tanto strani visto che il prete riceve il potere per mandato, quindi non è un potere meritato né conquistato e, quindi, più facilmente esposto ad usi difensivi.

3) VALORI DI COPERTURA

Quando si scopre che un prete è un pedofilo, di solito si cade dalle nuvole. Chi mai lo avrebbe immaginato? Certo, esistono le accuse ingiuste che proliferano in tempi di caccia alle streghe o di alta rivalità (questo tipo di accusa è un metodo impeccabile per far fuori il rivale).

Ma anche ad accusa provata ci si continua a meravigliare, perché quel prete di solito è generoso, dedito alla gente, obbediente, sostenitore delle norme e a volte fin troppo (difficilmente il pedofilo si riconosce in crisi di vocazione e raramente la lascia spontaneamente). È il «fin troppo» che avrebbe dovuto insospettire.

LA FORMAZIONE “RISCHIOSA”

Queste tre dinamiche toccano tre elementi della formazione vocazionale molto sensibili: gestione degli affetti, uso del potere, funzione dei valori. Se negli anni della formazione (e soprattutto in quelli della formazione permanente) non vengono monitorati, qualcosa prima o poi deborda.

VOCAZIONE AMBIGUA

E’ evidente che la relazione fra ciò che è successo prima e ciò che succederà dopo non è di causa ed effetto, e che i possibili segni premonitori (difficili peraltro da cogliere ad occhio nudo) vanno letti nel contesto della storia di ogni persona. Ciò non toglie che la vocazione cristiana possa essere erroneamente interpretata da persone che useranno il ruolo del sacerdote (anche) come copertura per soddisfare (non troppo inconsciamente) progetti più o meno fantasiosi e che vedono in essa promesse che la vocazione non si immagina nemmeno di offrire.

L’ “ARRIVO” DELLA PERVERSIONE

Quando i valori – che dovrebbero essere le travi portanti del tipo di scelta fatta – sono «obbediti», proclamati, anche praticati…, ma dal di fuori, rimasti cioè a livello di impalcatura esterna della propria casa interiore, allora, in questo caso, con il passare del tempo e quando la vita presenta il conto, quei valori appaiono in tutta la loro artificiosità, crollano e lasciano il posto non a valori migliori, ma ad un qualche tipo di perversione.

Gelsomino Del Guercio/Aleteia Italia | Set 09, 2017

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