Inchiesta sugli abusi,il Papa commissaria il Don Provolo

Nominato il vescovo ausiliario di La Plata, in Argentina. Decine di casi emersi all’istituto di Mendoza con l’arresto del religioso veronese.

Il Papa commissaria la congregazione del Don Provolo, la cui casa madre si trova a Verona.

Il vescovo ausiliare di La Plata, in Argentina, monsignor Alberto Bochatey, è stato infatti nominato «commissario apostolico» per tutte le comunità della congregazione religiosa che gestisce anche l’istituto di Mendoza, al centro da mesi di una clamorosa inchiesta su decine di casi di abusi sessuali ai danni di almeno 22 bambini sordomuti.

Le indagini hanno portato all’arresto di due religiosi, uno dei quali è il veronese don Nicola Corradi, di 83 anni, da tempo nel paese sudamericano, di una suora e di alcuni collaboratori laici dell’istituto. Il vescovo,dopo aver invitato alla cautela sulle indagini in corso, ha annunciato che sei fatti saranno accertati dalla magistratura, la Chiesa sarà «implacabile». Aggiungendo: «Qui nessuno potrà scappare». Ad adottare il provvedimento è stata la Congregazione vaticana per gli istituti di vita consacrata, ma è evidente che una tale decisione non può non aver avuto il placet di papa Bergoglio che nei giorni scorsi aveva chiesto pubblicamente perdono alle vittime della «mostruosità della pedofilia».

Monsignor Bochatey, si legge nella nota della Nunziatura di Buenos Aires, è stato designato «commissario apostolico ad nutum Sancta Sedis per tutte le comunità e i membri della Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti». La congregazione venne fondata nel 1839 a Verona da don Antonio Provolo, di cui è stata avviata la causa di beatificazione e aprì le sue prime sedi in Argentina nel 1914, a La Plata e a Mendoza.

Sono almeno 27 le denunce nei confronti dei sacerdoti Nicola Corradi, al centro anche di sospetti casi di pedofilia avvenuti a Verona a partire dagli anni’50, e Horacio Corbacho, di 55 anni, della suora Kosaka Kumiko, accusata di aver favorito gli abusi «scegliendo»le vittime tra i bambini più indifesi e i tre impiegati dell’istituto José Luis Ojeda, Jorge Bordòn e Armando Gomez. «L’incarico di commissario», si legge nella nota vaticana, «implica l’attribuzione a monsignor Bochatey di tutte le competenze di governo dell’istituto religioso in questione».

Con questa mossa, in pratica, il Vaticano ha sollevato dal loro incarico tutti gli attuali superiori della congregazione. La sede dell’istituto di Lujan de Cuyo, a Mandoza, è chiuso e sotto sequestro da sette mesi. E mentre, da Verona, la congregazione ne reclama la restituzione, le autorità giudiziarie di Mendoza intendono trasformarlo in un «museo dell’orrore».

Alberto German Bochatey, di 62 anni, religioso agostiniano, ha studiato filosofia in Spagna e teologia a Roma, Specializzato in bioetica, ha fondato la Federazione latinoamericana che riunisce le istituzioni che si occupano di tale materia. Docente di teologia morale, il vescovo ausiliare di La Plata è anche consulente della Congregazione per la cause dei santi. In una intervista a Mdz Radio, monsignor Bochatey ha dichiarato che il suo maggior interesse è «che si sappia la verità» definendo «un disastro» ciò che è successo al Provolo.

La sua missione,ha aggiunto, è farsi carico della congregazione, perché, «da parte dei superiori non c’è stata conduzione adeguata». Il commissario apostolico ha anche fatto sapere, secondo quanto riporta Mdz Online, di voler verificare se ci siano stati trasferimenti da Verona all’Argentina di preti sospettati di pedofilia per sottrarli alla giustizia. In vista del processo, gli avvocati di una parte delle vittime hanno chiesto al pubblico ministero Gustavo Stroppiana di poter citare come testimoni oltre duecento ex alunni del Provolo. Intanto, uno solo degli imputati, il laico Jorge Bordòn, ha accettato di sottomettersi all’esame del Dna. Sia Corradi, arrestato lo scorso novembre e tuttora agli arresti domiciliari, che Corbacho si sono invece opposti all’esame. •E.S.

Advertisements