Abusi nella setta Insulti alle vittime

CATANIA – Sono denigrate, offese, insultate e in alcuni casi attaccate e intimidite. E’ accaduto ad alcune delle giovanissime che hanno deciso di denunciare i fatti incresciosi, inquietanti e agghiaccianti che hanno portato all’arresto di Pietro Capuana e delle tre “apostole” Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato. “Stiamo preparando un dossier con tutti i messaggi che stanno arrivando attraverso i social che consegneremo alla Procura di Catania”, spiega l’avvocato Tommaso Tamburino che assiste quattro delle vittime che con i loro racconti hanno scoperchiato un mondo di violenza, plagio e manipolazione della religiosità che durerebbe da decenni. Il tutto, inoltre, sarebbe accaduto dietro la “copertura” dell’attività della Comunità di Lavina.

“Accanto a tantissime persone che sostengono le giovani ci sono anche coloro che difendono l’indagato – afferma l’avvocato Tamburino – e attaccano le ragazze dicendo che si sono inventate tutto allo scopo di screditare l’attività dell’Associazione. Siamo di fronte ad atti di fanatici che tentato di intimidire le ragazze che con i loro racconti hanno consentito di fare luce su quanto accadeva”, aggiunge Tamburino.

Era un prezzo che forse qualcuno di loro immaginava potesse accadere. L’Associazione Cattolica Cultura e Ambiente di Aci Bonaccorsi conta 5000 adepti e molti sono rimasti fermi e fedeli al “guru” Capuana, che si sarebbe “spacciato” per la reincarnazione dei “Tre Arcangeli”. Qualcuno adesso mormora che qualcosa di sospetto accadeva già da tempo nel “cenacolo” e anche nelle diverse residenze del papà dell’ex assessore provinciale Daniele Capuana (non indagato, ndr). Nelle cinquanta pagine dell’ordinanza firmata dalla Gip Francesca Cercone si fa cenno ad altre denunce che sarebbero arrivate anche alla Curia di Acireale, quando era vescovo Monsignor Pio Vigo. Ma tutto è rimasto nel silenzio fino all’inchiesta 12 apostoli della scorsa settimana. In verità una perquisizione avviata sei mesi fa aveva fatto già presagire che qualcuno aveva “vuotato il sacco”. Le intercettazioni dipingono un quadro sconfortante di “connivenze”, di “alibi”, di “persuasioni”. Come il prete che avrebbe violato il segreto della confessione per avvertire che la congregazione era nel mirino degli inquirenti.

Questo è un momento cruciale a livello giudiziario per l’inchiesta condotta dalla pm Laura Garufi, sotto il vigile coordinamento del procuratore aggiunto Marisa Scavo. In questi giorni si celebreranno le udienze davanti al Tribunale del Riesame dopo il ricorso dei difensori degli indagati Pietro Capuana, Fabiola Raciti, Rosaria Giuffrida e Katia Concetta Scarpignato che durante l’interrogatorio di garanzia hanno sostenuto “la loro estraneità alle accuse”. L’avvocato Mario Brancato ha depositato anche un’istanza di carcerazione per Capuana anche in considerazione delle sue condizioni di salute ritenute incompatibili con la detenzione carceraria.

I pilastri fondamentali dell’inchiesta sono i racconti dell’orrore delle giovani vittime. Le intimidazioni di questi giorni potrebbero comportare qualche passo indietro? “Le ragazze sono determinate ad andare avanti e sono pronte ad affrontare il processo”, chiosa l’avvocato Tamburino.

http://catania.livesicilia.it/2017/08/08/abusi-nella-setta-i-retroscena-insulti-e-offese-alle-vittime_427860/

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