Esorcismi e abusi in nome della fede, già dagli anni ’70 sospetti sui “carismatici” di Lavina

ACI BONACCORSI – Tutto nascosto e in nome di una falsa fede. L’operazione di ieri della polizia ha messo in luce un’organizzazione apparentemente legata alla chiesa ma che, nella sostanza, stando alle accuse, abusava di minori con l’alibi di doverli liberare dal male, purificandoli e avvicinandoli a Dio.

Stando alle prime indagini, in 4 “gestivano” il gruppo criminale interno all’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» di Aci Bonaccorsi (Catania). Una storia che, secondo quanto accertato dagli investigatori, sarebbe andata avanti per 25 anni. Spulciando, però, le pratiche criminali sarebbero iniziate molto prima.

Il gruppo, infatti, è stato fondato sotto la guida spirituale di don Stefano Cavalli, felice di poter affiancare e supportare una comunità religiosa. Tuttavia, negli anni, qualcuno ha perso la “strada maestra”, trasformando almeno un “ramo” dell’«Associazione Cattolica Cultura e Ambiente» in altro.

In un articolo del 28 gennaio 1978 de “La Sicilia”, a firma di Giuseppe Contarino, già alcuni sospetti erano emersi riguardo a talune pratiche che alcuni “carismatici” avrebbero svolto nel cenacolo. Tutte persone che, nonostante non avessero alcuna autorizzazione e non ricoprissero nessun ruolo ecclesiastico, avrebbero esorcizzato diversi fedeli.

Il tutto, come è emerso anche da altri articoli di stampa, in orari non previsti e autorizzati dalla curia arcivescovile di Acireale, a cui fa riferimento la parrocchia di Lavina. Tanto che, sempre alla fine degli anni ’70, l’allora vescovo ausiliare di Acireale, monsignor Giuseppe Costanzo, aveva preso dei provvedimenti perentori, ammonendo chi cercava di effettuare le pratiche senza autorizzazione.

In un articolo di Paolo Licciardello, infatti, sono riportate alcune sue parole: “Vi esorto a evitare tutte queste cose. Il diavolo quando c’è va scacciato, con il digiuno, con l’umiltà, con la preghiera. Non è competenza dei fedeli esorcizzare le persone”. Inoltre, tutti i fedeli e i “carismatici”, erano stati invitati a rispettare alcune regole ferree, come la durata della messa (non superiore ai 50 minuti) e la chiusura di qualunque attività entro le 22.

Ma, oltre al mancato rispetto di alcune regole, già in tempi lontani, a destare sospetto era la numerosissima presenza di persone provenienti da altri paesi e lo scarso numero di abitanti di Aci Bonaccorsi.

Allo stesso tempo, però, alla luce di quanto accaduto, ci si è chiesto anche cosa abbia fatto fino ad oggi la curia per evitare il perpetrarsi di certi episodi. In molti si sono succeduti a don Stefano Cavalli, ma l’associazione è rimasta sempre là, al suo posto. Nonostante in molti, tra cittadini e figure ecclesiastiche, si siano battuti affinché il cenacolo venisse chiuso.

Sicuro è che, al tempo, nessuno avrebbe dubitato, né mai lo farà, di don Cavalli. Alcuni abitanti del paese, come Francesco (nome di invenzione a tutela della privacy, ndr), hanno sempre difeso l’immagine del parroco di Aci Bonaccorsi, pur non accettando quanto stesse accadendo: “Ricordo che da ragazzino andavo sempre in chiesa. Lui era un ottimo parroco, buono, umile e dal grande altruismo. Ha sempre cercato di fare il bene e, credo, che quando abbiano deciso di aprire l’associazione, creando un apposito spazio, fosse convinto di fare qualcosa di buono per la comunità. Ma, nel tempo, qualcuno è riuscito a fargli il “lavaggio del cervello” in nome della fede, come ha fatto con tante vittime”.

http://www.newsicilia.it/cronaca/esorcismi-abusi-in-fede-gia-dagli-anni-70-sospetti-sui-carismatici-lavina/256064

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