Sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa

Dopo la denuncia per molestie scattata nel 2014, ora l’accusa trascina la Curia di Milano: omessa vigilanza sul sacerdote presunto pedofilo

20 giugno Alessandra Meola

Nel capoluogo lombardo si è da poco conclusa la prima udienza per il processo  a carico di Don Mauro Galli, accusato di molestie ai danni di un quindicenne, risalenti al 2011.

Personalità ben nota ai Legnanesi, in quanto vicario pastorale, nel suo iter fu anche investito del ruolo di responsabile della pastorale giovanile nell’Oltresempione, ponendo il suo centro operativo proprio nella parrocchia di San Pietro, cuore delrione Canazza, per poco più di un semestre, nel 2012.

Ora dopo 6 anni, dinanzi ai giudici della quinta sezione penale, gli avvocati difensori della presunta vittima, oggi ventunenne, nelle persone di Fulvio Gaballo e Angelo Scarano,hanno sferrato il loro primo attacco diretto alla Curia, trascinando la stessa fra le aule del tribunale, con l’accusa di omessa vigilanza.

I fatti, che rievocano il lontano dicembre del 2011, raccontano di un giovane sacerdote che, forse in una fase di preoccupante vacillanza, si sarebbe avvicinato con troppa tenerezza ad un adolescente, giungendo ad atteggiamenti equivoci e poco consoni, quali il dormire abbracciati in un letto matrimoniale negli alloggi di proprietà ecclesiale, adiacenti alla chiesa di Sant’Ambrogio a Rozzano, dove prima egli aveva sede.

Ma dopo aver appurato già questo episodio in un incidente probatorio al cospetto del gip di Milano, Paolo Guidi, adesso la difesa non si arresta e in una escalation oratoria ha chiamato in causa l’Arcidiocesi di Milano e la suddetta parrocchia di Rozzano, che “malgrado le voci poco lusinghiere”circolanti su Don Mario, non concepirono per lui un provvedimento più radicale ma solo un blando “trasferimento a gestire gli oratori estivi di Legnano”.

Questo per l’accusa è risultata una scelta irricevibile e poco mirata, che ha smussato con troppa benevolenza la gravità della situazione, cercando di ricondurla nell’alveo di un disorientamento mistico, ma innocuo.

E così secondo l’articolo 2049 che regola la”responsabiltà dei padroni e dei committenti” l’Arcidiocesi , nella figura di Angelo Scola, e la chiesa diSant’Ambrogio dell’hinterland milanese, sono cadute sotto i riflettori, con la colpa di aver mancato di vigilanza sul soggetto, che già aveva dato prova di seri turbamenti.

A rispondere a queste pesanti critiche, per ora, solo un comunicato stampa promanato dalla Curia milanese, che parla invece di “un caso gestito con scrupolo e coscienza”, ove si pensò subito a dislocare il giovane sacerdote a Roma per il completamento dei suoi studi e ben prima che, nel luglio del 2014, venisse presentata la denuncia da parte della presunta vittima per le molestie subite.

Insomma si agì prontamente e in misura proporzionata ai fatti secondo la Chiesa.

Ma è di tutt’altro parere il pm Lucia Minutella, personalità ben consolidata in materia di abusi e violenze, che entrerà in gioco il 21 settembre, giorno in cui presenterà tre testi di accusa ai quali Mario Zanchetti, in qualità di difensore di Don Galli, si troverà a rispondere, dopo aver disertato la prima udienza, appena trascorsa.

Il preside della facoltà di Giurisprudenza della Liuc di Castellanza, nonché legale di spicco della Diocesi di Milano, sara chiamato così ad imbastire argomentazioni supportabili e credibili che dovranno riscattare non solo il sacerdote ma anche l’immagine stessa della fede e della missione evangelica,  messe pesantemente a dura prova da questi casi isolati ma di grosso impatto sociale.

sacerdote di Rozzano e Legnano accusato di pedofilia: mancò la vigilanza della Chiesa