Dal 2007 a oggi, nel nostro paese si contano oltre 200 sacerdoti denunciati per atti sessuali su adolescenti

Dal 2002 a oggi l’attenzione nei confronti del fenomeno della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica è cresciuto in modo esponenziale. Molto di questo incremento lo si deve al lavoro del quotidiano statunitense The Boston Globe che nel gennaio del 2002 avviò un’inchiesta che coinvolse un elevato numero di sacerdoti.

Nella sola Boston finirono sotto accusa 89 sacerdoti e furono rimossi dall’incarico più di 55 preti. Le proporzioni del fenomeno furono tali da sconvolgere l’opinione pubblica.

I casi di pedofilia all’interno della Chiesa cattolica, che si sostanziano in abusi sessuali su minori o possesso di materiale pedopornografico da parte di vescovi, sacerdoti, religiosi e catechisti, hanno colpito anche l’Italia, dove si contano, solo negli ultimi dieci anni, oltre 200 sacerdoti italiani denunciati per atti di lussuria su adolescenti.

Eppure nel nostro paese, a differenza di altri come Stati Uniti o Australia, lo scandalo non è mai esploso. Forse per una generale tendenza alla remissività delle vittime che trovano molte difficoltà a denunciare le violenze e a essere assistite e credute dalla comunità.

Un caso rimasto famoso nelle cronache del 2016 fu quello di don Antonello Tropea, un religioso calabrese che fu trovato in auto con un 17enne conosciuto grazie a Grindr, nota app per incontri omosessuali. Don Tropea pagava 20 euro per ogni prestazione intima con i minori. Il gup del tribunale di Reggio Calabria lo condannò a quattro anni di carcere.

Sul fenomeno papa Francesco ha preso una posizione netta, invitando i fedeli a confessare gli episodi e a denunciare i propri aguzzini.

“I reati di abusi sessuali contro minori non possono essere mantenuti in segreto per più tempo”, ha detto in una recente intervista all’Huffington Post, promettendo “l’impegno alla vigilanza della chiesa per proteggere i minori” e promettendo che “tutti i responsabili dovranno renderne conto”.

Il Papa ha assicurato a ogni vittima e alle loro famiglie “gratitudine per il loro immenso coraggio” nel denunciare gli abusi subiti.

Alcune organizzazioni hanno deciso di rendere pubblici i casi fino a questo momento accertati, diffondendo una lista degli episodi noti e invitando gli utenti a segnalare ulteriori sacerdoti colpevoli e condannati.

“Riteniamo che gli individui che ricoprono un ruolo sociale delicato e approfittano di questo ruolo per porre violenza di natura sessuale sui bambini, debbano essere ben riconosciuti e identificabili in maniera di potere tutelare l’incolumità dei ragazzi”, scrivono i gestori del sito “I bambini di satana”, che hanno creato il database dove è possibile identificare tutti i casi e approfondire le singole storie.

La onlus L’Abuso ha deciso di creare una mappa con un raggruppamento di tutti i casi noti, quelli giunti al terzo grado di giudizio, quelli attualmente in corso e quelli di cui non si è più saputo nulla.

Con il colore rosso sono evidenziati tutti i casi di condanna in terzo grado, reo confessi o coloro che hanno patteggiato. Con il giallo quelli attualmente in attesa di giudizio e quelli di cui non si è più saputo nulla. In nero i casi di sacerdoti indagati all’estero e nascosti in Italia e in verde le comunità di recupero per preti con problemi.

https://www.tpi.it/mondo/italia/chi-dove-sono-preti-pedofili-italia