Pedofilia: impennata di cause legali

I lavori della commissione nazionale australiana hanno spinto molte presunte vittime a farsi avanti

SYDNEY – Diversi studi legali in Australia stanno ricevendo un volume senza precedenti di richieste di assistenza da persone che affermano di aver subito da minorenni abusi sessuali in istituzioni come chiese, scuole e gruppi giovanili.

Una richiesta incoraggiata dalle rivelazioni della Commissione nazionale d’inchiesta sulle risposte istituzionali agli abusi sessuali sui minori, che ha appena concluso le udienze dopo quattro anni di lavori, e facilitata da riforme legali che permettono ai sopravvissuti di presentare domande di risarcimento senza limiti di tempo.

Un solo studio legale, Shine Lawyers, aveva ricevuto 61 richieste di assistenza per ‘storici’ abusi sessuali nel 2012, prima dell’inizio dei lavori della Commissione, e lo scorso anno ne ha ricevute 730, un aumento di oltre il 1000 percento. La legale specializzata nei casi di pedofilia, Lisa Flynn, ha detto al Sydney Morning Herald che la Commissione ha creato un’ampia consapevolezza dell’impatto devastante degli abusi.

«È un aumento straordinario di richieste, che è largamente dovuto ai riflettori puntati dalla Commissione. Il suo lavoro ha incoraggiato tanti a farsi avanti, è stato uno tsunami di richieste di assistenza. In tanti hanno visto il coraggio degli altri nel testimoniare davanti alla Commissione e questo ha dato loro incoraggiamento», ha aggiunto Flynn. Diversi stati australiani hanno inoltre annullato la prescrizione per le azioni civili da parte di sopravvissuti ad abusi di pedofilia.

Le cifre diffuse dalla Commissione indicano che fra il 1980 e il 2015 la chiesa cattolica ha pagato l’equivalente di 196 milioni di euro in risarcimenti a vittime di pedofilia (quai 210 milioni di franchi), e le diocesi anglicane circa 23 milioni di euro (Fr 24,6 milioni). La Commissione ha udito le deposizioni a porte chiuse di oltre 6500 vittime.

Oltre 2000 hanno riferito di aver subito abusi in istituzioni cattoliche, circa 500 in istituzioni anglicane e oltre 250 in enti gestiti dall’Esercito della Salvezza. La più alta proporzione dei responsabili, quasi un terzo, erano membri del clero, il 20% insegnanti e il 13% operatori di centri di assistenza residenziali. Oltre 1950 possibili casi criminali sono stati riferiti alla polizia.

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