«Solo falsità in quell’intervista Anche il vescovo voleva dirlo»

Parla in aula, come vittima di diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati,…

Diffamazione. Don Andrea Margutti, il sacerdote ferrarese al centro ormai di una saga giudiziaria senza fine, oggi ancora sospeso a divinis, parla a giudice, avvocati, pm, ai tanti presenti. E il suo è quasi uno sfogo: «Quelle cose lì di internet sono tutte false». “Quelle cose lì” erano riferite in un’intervista sul sito “www.retelabuso” – associazione contro i preti pedofili, poi rilanciata su You Tube – al padre di un bambino che lui era accusato di aver molestato sessualmente: fatto cancellato, dai giudici, nessun episodio di pedofilia, essendo stato assolto in via definitiva. Ma per quell’intervista, «che ha fatto il giro del mondo» e che lo indicava come «violentatore», come vittima delle falsità il sacerdote ha denunciato il padre del bimbo, Damien Mitrovic, e il gestore del sito, Francesco Zanardi di Savona. Il processo, dopo la testimonianza di don Margutti, e l’ interrogatorio di Zanardi è stato aggiornato al 3 ottobre. Il sacerdote ha ribadito che le falsità erano chiarissime: «Avevano detto nell’intervista che sul mio conto c’erano altri episodi di pedofilia, che mi avevano trasferito per questo da Comachcio a Ferrara: tutto falso». Talmente falso, spiegava il sacerdote, «che l’ex vescovo Paolo Rabitti era disponibile a venire a testimoniarlo». E allora adesso il processo per diffamazione aggravata contro chi raccontò questo (il padre) e chi lo “pubblicò”, sul sito “retelabuso” e poi su You Yube. Ma come emerso ieri, Zanardi ha spiegato che il suo sito «non è un giornale on-line, lui non è giornalista professionista (non può essere accusato di omesso controllo come i direttori delle testate registrate, ndr), che l’intervista l’ha fatta un altro e che non l’aveva caricata lui sul sito nè tantomeno su You Tube». Dunque, potrebbe non esservi prova d’accusa di diffamazione. Tanto più che il suo difensore ha sostenuto che nel capo di imputazione dovesse esservi You Tube e non il sito “Retelabuso”, dimenticando che su You Tube viene caricato perchè qualcuno lo linka dal sito di Zanardi.
Esiste questo link? «Credo di sì, ma non ricordo» ha risposto al giudice l’ispettore di polizia che svolse indagini.

http://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2017/03/29/news/solo-falsita-in-quell-intervista-anche-il-vescovo-voleva-dirlo-1.15111496

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