Commissione anti-abusi: dare risposte più immediate alle vittime

Conclusa ieri la plenaria dell’organismo: il «grazie» a Marie Collins e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede per le “Linee guida” nel contrasto della pedofilia

C’è anzitutto la gratitudine per la dimissionaria Marie Collins e per il suo forte impegno per le vittime di abusi nel comunicato finale della plenaria della Pontificia Commissione per la Tutela dei Minori, conclusa ieri e iniziata il 24 marzo scorso. Poi, c’è la promessa di un maggiore impegno a trovare «nuove forme» per dar voce ai sopravvissuti e la volontà di collaborare con la Congregazione per la Dottrina della fede – il dicastero maggiormente accusato dall’irlandese Collins di ostacolare il lavoro della Commissione – per diffondere le “Linee guida” sulla lotta agli abusi nella Chiesa. Infine viene annunciata una novità, ovvero il fatto che i 16 membri della Commissione incontreranno di volta in volta i rappresentanti delle Conferenze episcopali che si recano a Roma per le visite ad limina (oggi tocca quindi ai vescovi del Canada occidentale) in modo da discutere della situazione nei diversi Paesi e sviluppare eventuali strategie.

Più nel dettaglio, nella nota diffusa oggi in inglese a conclusione della tre giorni – e riportata dalla Radio Vaticana – i membri della Commissione e il cardinale presidente Sean O’Malley ringraziano l’ex collega Collins per il grande lavoro svolto a favore di chi (come accadde a lei stessa a 13 anni) è stato costretto a subire abusi, come pure per «la prevenzione» e «il contrasto» della pedofilia. «Le sue raccomandazioni sono state un tema centrale della plenaria», si legge. Un grazie anche per la disponibilità di Marie Collins a continuare a collaborare con il team pontificio nei programmi di educazione per nuovi vescovi e per gli uffici di Curia. La donna ha ricambiato su Twitter scrivendo: «Ho apprezzato e capisco la difficoltà della situazione. C’è brava gente nella Commissione».

Durante i lavori della plenaria – informa ancora il testo – ci si è soffermati in particolare su un passaggio della dichiarazione di dimissioni della Collins dello scorso 1 marzo, quello che lamentava la mancanza di una risposta immediata – o, a volte, proprio di una risposta – da parte degli uffici vaticani alle vittime che indirizzavano le loro lettere al Papa e alla Santa Sede. La Commissione esprime l’auspicio che ogni bambino o adulto vittima di pedofilia possa ricevere rapidamente un riscontro dalla Curia: «È importante rispondere direttamente», affermano i membri. La Commissione è consapevole che tale compito sia particolarmente impegnativo «visto l’ampio volume e la natura della corrispondenza», e sa che esso «richiede risorse e procedure chiare e specifiche». Tuttavia, rimarca, «riconoscere la corrispondenza e dare risposte tempestive e personali è un modo per promuovere la guarigione e la trasparenza» voluta da Papa Francesco.

Proprio al Pontefice i membri invieranno «ulteriori raccomandazioni» da sottoporre alla sua considerazione utili ad approfondire e migliorare il lavoro dell’organismo istituito nel 2014. Loro, intanto, assicurano di «continuare a lavorare per assistere le Chiese locali nella loro responsabilità per la protezione dei minori», attraverso visite in loco, conferenze e i già citati corsi di formazione. Oltre a questo, si terranno dei colloqui face to face con i vescovi dei diversi Paesi in visita ad limina per comunicare le “Linee guida” della Pontificia Commissione per la Tutela dei minori definite «un elemento essenziale» della lotta agli abusi nella Chiesa.

Tali “Linee guida”, peraltro ampiamente sostenute dal Papa, saranno comunicate anche alle congregazioni religiose, o direttamente o attraverso il sito web della Commissione www.protectionofminors.va. In questo lavoro di comunicazione e diffusione viene ribadita «la volontà di lavorare assieme alla Congregazione per la Dottrina della Fede».

Non si specifica, invece, se saranno reclutati nuovi membri nella squadra per prendere il posto di Marie Collins e dell’inglese Peter Saunders, anch’egli ex vittima di pedofilia, di fatto “allontanato” dai lavori della Commissione dal febbraio 2016 dopo aver pubblicamente e aspramente criticato il cardinale australiano George Pell, perfetto della Segreteria per l’Economia.

Il comunicato rammenta infine che la plenaria ha fatto seguito ad un evento su educazione e prevenzione dal titolo “Safeguarding in Homes and Schools: Learning from Experience Worldwide”, che si è tenuto il 23 marzo alla Pontificia Università Gregoriana, promosso dal Centro per la Protezione dei Minori istituito in seno all’Ateneo e dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica. All’incontro, focalizzato in particolare sull’America Latina, hanno preso parte oltre 150 personalità, tra cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e diversi responsabili dei Dicasteri della Curia romana, come i cardinali Marc Ouellet, Kevin Farrell, João Bráz de Aviz e Peter Turkson.

Aprendo i lavori il cardinale O’Malley ha ribadito la linea dura di Papa Francesco, il quale – ha detto – è ancora «pienamente impegnato a sradicare la piaga degli abusi sessuali». «Se la Chiesa non è impegnata nella tutela dei minori i nostri sforzi di evangelizzazione non avranno effetti», ha affermato l’arcivescovo di Boston, «non c’è giustificazione, non possiamo fallire nel mettere a punto efficaci standard di protezione di minori e adulti vulnerabili».

http://www.lastampa.it/2017/03/27/vaticaninsider/ita/vaticano/commissione-antiabusi-trovare-nuove-forme-per-dar-voce-alle-vittime-ymKi11hqHoR5qFfnruKAoK/pagina.html