Abusi sessuali al Provolo, l’accusa: «data falsa e carte sparite»

Gli ex alunni che lamentano molestie dai preti respingono le critiche di chi parla di accuse inventate. E denunciano un «misterioso furto»

«Come si può imputare a Gianni Bisoli di avere mentito in merito alle molestie ricevute da un prete del collegio Provolo di Verona quando, dei documenti in possesso della commissione indipendente con il quale si scagionava l’accusato, l’unico conosciuto è stato palesemente falsato?». A parlare così ieri è stato Francesco Zanardi, portavoce dell’associazione L’Abuso, una rete di vittime delle violenze da parte di sacerdoti. Durante l’incontro con l’associazione di ex alunni molestati nell’istituto religioso per sordomuti di Verona, Zanardi ha fatto il punto della situazione rispetto ad una vicenda che dura ormai da anni. In cui giusto ieri si è aggiunto anche «il colpo di scena di uno strano furto al Provolo dal quale potrebbero essere sparite carte compromettenti».

STORIA DI ABUSI
La storia, rivelata nel 2009 da uno scoop de L’Espresso, ciclicamente finisce sulla stampa. Non solo per l’orrore degli abusi, ma anche per l’importanza della figura finita nel mirino della denuncia di Bisoli, ovvero Giuseppe Carraro: ex sacerdote in servizio presso la struttura in zona Porta Palio, ex vescovo, ma soprattutto beato della Chiesa cattolica. Una denuncia che non ha rilievo penale, in quanto Carraro è deceduto nell’ormai lontano 1980. Bisoli, all’epoca un ragazzino, rispedisce al mittente gli addebiti di chi, anche da ambienti cattolici di altissimo livello, lo dipingono «come uno che racconta frottole». Accuse («attitudine alla mendacia») contenuti nei verbali della commissione d’inchiesta speciale istituita d’intesa tra il Provolo e l’associazione veronese che raccoglie gli ex allievi molestati, presieduta dall’ex giudice del tribunale di Verona Mario Sannite. «Dopo mesi passati alla ricerca delle carte – rimarca Zanardi – siamo entrati in possesso di un documento grazie al quale possiamo stabilire non solo che Bissoli lasciò l’istituto nel 1964 e non nel 1963, ma che l’alterazione di quella data venne confezionata o presso la diocesi scaligera o presso lo stesso istituto. Dalle evidenze in nostro possesso risulta che la fotocopia di quell’atto, che peraltro non doveva essere fornita a terzi per questioni di privacy, fu consegnata una sola volta alla diocesi nel 2009». Il dubbio rimarcato più volte durante l’incontro è che qualcuno ci abbia messo del suo per salvare la memoria dell’ex vescovo, per il quale era in corso un processo di beatificazione.

«DOCUMENTO FALSATO»
Perché è importante il dettaglio dell’anno, 1964 anziché 1963? Nell’unico documento della commissione di inchiesta indipendente «di cui noi de l’Abuso siam riusciti a venire in possesso c’è una lettera fotocopiata che data al 1963 l’uscita di Bisoli dall’istituto». Poiché lo stesso Bisoli sostiene che le molestie avvennero nel ‘64 è chiaro che la sua testimonianza, se l’anno fosse invece il 1963, sarebbe messa in forte dubbio. L’Abuso, grazie ai suoi consulenti, sostiene invece che «il “3” è stato aggiunto sopra il “4” preesistente». Un’alterazione confermata anche da Sannite, che sul Fatto Quotidiano parlò di altri elementi a carico di Bissoli, senza entrare nello specifico. Ieri, per di più, sempre Bisoli ha mostrato davanti alle telecamere la prova regina della sua permanenza al Provolo nel ‘64, ovvero l’originale della sua pagella scolastica.

«CARTE NEGATE»
E così la polemica riesplode: «Da mesi – attacca Davide Dalla Bernardina, figlio del presidente dell’associazione degli ex alunni, ovvero Giorgio Dalla Bernardina – noi chiediamo di potere vedere vedere gli atti di quella commissione indipendente voluta da noi e dall’istituto Provolo sotto il coordinamento della diocesi scaligera. Ad oggi però quelle carte non ci vengono consegnate sebbene avessimo concordato il contrario». Una situazione definita «insostenibile», tanto che, a partire dall’episodio di falsificazione relativo all’uscita di Bisoli dal Provolo, l’associazone delle vittime circa un mese fa ha indirizzato «alla procura di Verona una serie di esposti e di denunce in sede penale». Per di più i legali della rete L’Abuso stanno preparando una serie di azioni in ambito penale e civile «nei confronti del Provolo per omissioni nel controllo», fa sapere Zanardi. Il quale, con Dalla Bernardina junior e Marco Lodi Rizzini, volto storico della associazione, si augurano che «la magistratura faccia chiarezza rapidamente come sta avvenendo in Argentina».

FURTO?
E c’è un ulteriore giallo. Ieri pomeriggio, infatti, Bisoli accompagnato da Zanardi si è recato al Provolo. Motivo: in ossequio alla norma sulla privacy, chiedere copia conforme all’originale del documento in cui si attestava la sua uscita dalla scuola. Se su quella facciata la data è intonsa, allora ci sono «forti indizi che la alterazione possa essere stata operata fuori dall’istituto ovvero in Curia», dice Zanardi. Inizialmente Bisoli non è stato fatto entrare. Quest’ultimo con Zanardi ha chiamato i carabinieri per denunciare una situazione in cui veniva leso un suo diritto. Dopo un po’ di trattative gli addetti dell’istituto hanno spiegato che «c’era bisogno di una richiesta scritta», racconta ancora Zanardi. Che rivela un retroscena: «guarda caso in quel frangente abbiamo saputo da fonti certe che al Provolo, pochi giorni prima c’è stato uno strano e misterioso furto, per il quale il Provolo ha sporto querela solo a ridosso della convocazione dell’incontro di ieri. Arguiamo quindi che potrebbero mancare delle carte. Siamo curiosi di capire se manca proprio quella che cerchiamo».

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