Pedofilia. Don Ruggeri condannato dall’ex Sant’Uffizio ma non sospeso a divinis. La bambina molestata non avrà giustizia

Non avrà giustizia la tredicenne vittima delle attenzioni sessuali di don Giacomo Ruggeri, il sacerdote ed ex portavoce del vescovo Trasarti, condannato a un anno e 11 mesi di reclusione. Il vescovo di Fano, monsignor Armando Trasarti, ha scritto al nostro giornale, attraverso il vicario giudiziale e cancelliere della sua diocesi, che la condanna della Congregazione per la dottrina della fede c’è già stata, ma non comporta né la riduzione allo stato laicale, né la sospensione a divinis. Di questo, fa sapere il presule, non è lui il responsabile. Recentemente lo stesso monsignor Trasarti precisò anche che “la sentenza della magistratura italiana in sede penale non ha, e non potrebbe avere, conseguenze dirette sugli uffici diocesani ovvero sui ministeri in pregresso svolti dal parroco”. Rimane in vigore per la sola diocesi di Fano “il decreto già reso dal vescovo Trasarti con il quale il parroco resta sospeso da ogni ministero pastorale, da ogni funzione in uffici o incarichi diocesani o extradiocesani e da ogni atto sacramentale”.

Da parte sua don Giacomo Ruggeri ha fatto sapere qualche mese fa quali sono i suoi sentimenti: “Sono profondamente addolorato. Mai, in nessun modo, ho avuto nell’animo e nei gesti altri sentimenti che non fossero un affetto sincero. È vero però che in quello che è accaduto ho confuso il modo di esprimere questo affetto. Qualcuno ha ripetutamente scritto cose false, distorte ed esagerate circa i miei comportamenti, qualcuno ha parlato di violenza: niente di più falso e lontano dai fatti e dal mio essere. Quello che invece è vero, e lo riconosco, è che a volte baci e carezze, perché esclusivamente di questo si tratta, sono proprio fuori luogo. Chiedo profondamente perdono a coloro che ho coinvolto in prima persona”.

Questo quotidiano online prende atto con rispetto delle parole del sacerdote. Tuttavia ritiene che sia suo dovere esprimere il proprio dissenso dal dissennato perdonismo che sembra aver contagiato sia la magistratura italiana che quella vaticana. Quest’ultima ha contraddetto in realtà quanto asserito da ben tre Papi: san Giovanni Paolo II, Benedetto XVI e Francesco. E’ chiaro che davanti al pentimento sincero di una persona che ha sbagliato, anche in modo molto grave, la Chiesa deve aprire le sue porte e perdonare. Ma altro è il ritorno all’esercizio del ministero sacerdotale che non è la condizione attraverso la quale una persona salva la propria anima, bensì al contrario rischia in queste circostanze di essere occasione per nuovi peccati e scandali, e alla fine anche di perdizione per la persona. Ci sono tanti conventi di clausura dove si può celebrare messa in privato se a questo non si può rinunciare.

 

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