Preti e festini gay a Napoli, blitz della Finanza in Curia

di Maria Chiara Aulisio

Prima in Curia, a largo Donnaregina, poi a Pozzuoli, nell’ufficio diocesano del vescovo, monsignor Gennaro Pascarella. Qui i militari della Guardia di finanza della sezione di polizia giudiziaria della Procura, guidata dal tenente colonnello Luigi Del Vecchio, hanno acquisito una serie di atti utili allo svolgimento delle indagini su preti e incontri hard: da quelli che avrebbero coinvolto un sacerdote della chiesa di Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone – sospeso temporaneamente dalle sue funzioni di parroco dal cardinale Crescenzio Sepe in attesa che si concludano gli accertamenti del caso affidati al Tribunale ecclesiastico coordinato da monsignor Erasmo Napolitano – ad alcune vicende a luci rosse che invece riguarderebbero altri preti protagonisti di un dossier consegnato in procura dall’associazione «Meter», la onlus fondata da don Fortunato di Noto a difesa dei diritti dell’infanzia e contro la pedofilia. In quel fascicolo (che resta top secret), si fa anche il nome di un sacerdote della diocesi di Pozzuoli a cui però sarebbe stata affidata la responsabilità di una parrocchia napoletana. Della diocesi di Pozzuoli infatti fanno parte anche i quartieri occidentali della città, da Fuorigrotta a Pianura.

Una inchiesta su due fronti, dunque, al momento ancora in una fase iniziale e soprattutto conoscitiva, affidata al sostituto procuratore Clelia Mancuso del pool specializzato in reati contro le fasce deboli coordinato dal procuratore aggiunto Luigi Frunzio.

Da Napoli a Pozzuoli, quindi, da una curia all’altra, per approfondire le notizie contenute nei dossier e cercare riscontri nelle diocesi di appartenenza dei sacerdoti coinvolti in questo giro di incontri e festini gay svelati grazie a due denunce anonime di cui il Mattino, nelle scorse settimane, ha reso conto. L’obiettivo delle visite messe a segno nei giorni scorsi nelle sedi delle due diocesi dagli uomini del tenente colonnello Luigi Del Vecchio su indicazione della Procura della Repubblica, è stato quello di raccogliere testimonianze, indizi, elementi utili a capire se dietro quegli incontri a luci rosse, tra chat rubate da una home page di facebook e dossier anonimi, possano nascondersi ben altri scenari, fatti penalmente rivelanti, eventuali storie di prostituzione o pedofilia.

http://m.ilmattino.it/napoli/articolo-2303025.html

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