Abusi e violenze all’Istituto Provolo, le vittime a Papa Francesco in un video: “Adesso basta”

E’ il 1950. L’Italia si rialzava a fatica dalle macerie della Seconda Guerra Mondiale e il divario tra il ricco nord e il povero sud era quasi impercettibile. Nel nord-est, la parte dello stivale che di lì a poco sarebbe diventata l’area più industrializzata, i bambini sentono ancora i morsi della fame e andare avanti è dura. Ma a Verona i bambini sordi e muti potevano contare sull’aiuto della Chiesa misericordiosa. Don Antonio Provolo, morto giovanissimo nel 1842, ha fondato un istituto dove i ragazzini vengono allevati, cresciuti, educati ed aperti alla società e al mondo del lavoro grazie ai volontari della “Compagnia di Maria per l’educazione dei sordomuti”, che dipende direttamente dalla Santa Sede e di cui fanno parte anche tanti preti.

Tra quelle mura, all’interno delle quali le stanze erano più simili a una cella che a una casa d’accoglienza, si trovano bambini di ogni età, come tanti ne erano passati. Ma quelli che vi entrano a partire dai primi anni ’50 troveranno la forza solo 30 anni più tardi di raccontare violenze e abusi che avrebbero subito. L’occasione sono le parole dell’allora Papa Ratzinger che dal pulpito più famoso condannava, solo teoricamente, gli episodi di pedofilia negli ambiti clericali.

E’ il 2008, l’Istituto Provolo ha cambiato pelle ed è gestito esclusivamente da laici, ma un folto gruppo di presunte vittime, tutto tra i 50 e i 70 anni a parte il più giovane di 41 anni, lo mette sotto accusa sottoscrivendo un’accorata lettera corredata da un video alla più nota redazione di inchiesta del Belpaese: L’Espresso. Il contenuto è agghiacciante. Decine di persone riferiscono di volontari e sacerdoti ossessionati dal sesso e dai bambini, di violazioni fisiche e psicologiche, di palpeggiamenti, di rapporti sodomitici, rapporti sotto la doccia, nelle stanze del dormitorio e persino nei confessionali. Bambini obbligati a fare qualunque cosa pur di soddisfare le voglie perverse di quegli uomini travestiti da benefattori. Ma anche bambini costretti alle peggiori offese e punizioni corporali. Quello che chiedono le presunte vittime è la rimozione dei preti e dei volontari fino ad allora tutti in attività. Di rivolgersi alla magistratura non se ne parla, se reati ci sono stati sono tutti caduti in prescrizione. Invocare giustizia alla curia di Verona neanche a parlarne. Il vescovo Giuseppe Zenti minaccia querele se non si dimostrerà che i fatti corrispondano al vero, anche perché, sostiene, la denuncia sarebbe partita unicamente dalle affermazioni di una sessantina di persone che sono in contrasto con quanto riferito da altre decine di ospiti. Il prelato, inoltre, grida al complotto ritenendo la vicenda un’intera montatura organizzata dal rappresentante dell’associazione denunciante, Giorgio Dalla Bernardina, che avrebbe teso una trappola alla Curia di Verona al fine di ricattarla.

Chiaramente le vittime non si inibiscono e continuano la loro battaglia in solitaria e, dopo qualche tempo, riescono a mettersi in contatto con Rete L’Abuso, la più vasta congregazione a difesa delle vittime di pedofilia e dei crimini commessi in ambito clericale. Francesco Zanardi, vittima dell’ex prete Nello Giraudo e coraggioso presidente dell’associazione, l’uomo che da solo ha portato alla luce e seguito i casi più gravi dal dopoguerra ad oggi, l’attivista più odiato dai parroci con l’anima macchiata, ha riunito in un video gli ex ospiti del Provolo e altri compagni di sventura. Insieme chiedono intervento e spiegazioni a Papa Francesco, che non può non sapere considerate le ammissioni confermate dal Vaticano e insieme urlano: “Adesso basta”.