«I casi di pedofilia? Guardiamo avanti»

Il vescovo Marino: Savona ripiegata su se stessa, non rimuoviamo il passato ma guariamo dalle ferite

SILVIA CAMPESE SAVONA.

«Invito i savonesi a intraprendere un percorso di guarigione della memoria. Non rimuovere, ma imparare a guardare avanti». Risponde così il nuovo vescovo Calogero Marino, invitato a esprimersi sul dramma della pedofilia, che ha sconvolto la diocesi savonese. Ieri mattina, in visita al Campus di Legino, come aveva promesso sin dai primi giorni del suo insediamento, lo scorso 15 gennaio, don Gero (come ama farsi chiamare) ha voluto conoscere l’università savonese confrontandosi con gli studenti, in modo informale, senza sottrarsi alle domande dei ragazzi, nell’aula magna e, poi, in giro per le strutture e le palazzine della cittadella. Il tutto lontano dall’ufficialità: no all’abito talare, nessun accompagnatore. Soltanto lui, con la sua Punto grigia, con cui ha raggiunto, dal vescovado, l’università, in uno stile improntato alla semplicità, molto vicino a quanto predicato e messo in atto da Papa Francesco. «Dagli incontri che sto avendo in questo primo periodo–ha detto-ho percepito una città, per alcuni versi, ripiegata su se stessa. Persino nei rapporti con Genova, “nemica” di Savona, come si legge nei libri di storia, eppure percepita, ancora oggi, da alcuni anziani, come rivale. Bisogna imparare a guardare avanti: custodire la memoria del passato, ma investire sul futuro». Infastidito dalla domanda ricorrente, relativa alla pedofilia e ai drammatici casi che si sono verificati nella diocesi savonese, il vescovo Marino ha sottolineato il concetto di “«guarigione della memoria»: affrontare il passato, ma non restarne imprigionati. Un invito in diretto a voltare pagina, senza ignorare, o rimuovere, ciò che è accaduto. Al punto che il vescovo ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare le vittime di pedofilia, aderenti alla Rete l’Abuso, presieduta da Francesco Zanardi. «Sono disponibile a incontrare chiunque me lo chieda», ha chiosato sull’argomento. Un tema delicato, che monsignor Marino ha utilizzato come punto di partenza per una riflessione sul ruolo educativo degli adulti: i genitori, i docenti, ma anche i sacerdoti. «I nostri giovani–ha sottolineato–hanno bisogno di essere accompagnati, non invasi. Hanno bisogno di fiducia. Hanno bisogno, ancora, di avere al proprio fianco, adulti capaci di autorevolezza. Fior fiore di psicanalisti ha parlato di una società senza padri: un problema che riguarda anche la nostra chiesa. Si deve educare a giusta distanza. Non troppo vicini, ma nemmeno troppo distanti. Quella degli scout è una buona palestra di umanizzazione e vedo che, a Savona,i gruppi sono molto attivi». Una città da “annaffiare” ha detto il vescovo con una metafora. «A casa avevo una pianta quasi del tutto secca– ha raccontato -. La davo ormai per morta, ma poi, non so nemmeno il perché, le ho dato un po’ d’acqua. Si è ripresa e ho iniziato,ogni giorno, a innaffiarla. Credo che il meccanismo sia simile a quello che serve anche qui rispetto al rapporto con il passato e con il futuro». Parole accolte con interesse dai ragazzi, che hanno donato al vescovo la maglia del Campus. «Gli adulti che non si divertono – ha detto- non sanno fare i genitori, i docenti e nemmeno i preti. Qui vedo tanta passione, tanta cura nelle strutture, di grande bellezza. Ho studiato Legge in via Balbi a Genova, ma qui vedo un ambiente più accogliente e piacevole». Calogero Marino, accompagnato dal delegato del rettore,Federico Delfino, ha voluto conoscere le dotazioni tecnologiche del Campus, dalla centralina del controllo energetico, alla biblioteca multimediale. Ha parlato con gli studenti chiedendo a ciascuno di presentarsi informandosi sulle materie di studio, il paese di provenienza. A un giovane libanese ha detto: «Mi piace imparare dai giovani. Mi piacerebbe imparare la tua lingua». Affrettato nel salutare i ragazzi ai tavoli di studio, si è lasciato scappare, con i docenti, il timore di «far perdere tempo agli altri. È la mia paura costante». Una stretta di mano a tutti e via, sulla sua utilitaria.

IL SECOLO XIX del 04-02-17