“Ci riceveva coi pantaloni calati”. Sesso e schiavitù, chiesti 15 anni per il santone

E’ la richiesta presentata in Assise dal Pm a carico di Mauro Cioni. Chiesti 12 anni anche per Carlo Carli, il suo vice poi “messosi in proprio”

Arezzo, 8 dicembre 2016 – Quindici anni a lui e 12 al suo vice, che poi si era messo in proprio rompendo il sodalizio fino a quel punto perfetto con il santone. Sono le condanne richieste a carico di Mauro Cioni, il santone la cui comunità era a Montecchio di Cortona, e di Carlo Carli, senese e il suo allievo prediletto prima dello strappo.

E’ la conclusione della requisitoria del Pm nel processo che vede come  imputato principale proprio Mauro Cioni, un ex prete accusato di abusi sessuali e riduzione in schiavitù.

La richiesta è stata presentata dalla Pm Angela Pietroiusti, della Dda di Firenze. La storia è nota: Cioni era la guida di questa comunità nella quale è accusato di violenze sessuali nei confronti delle adepte, trascinate dal carisma e dalle pittoresche motivazioni teologiche dell’ex sacerdote della diocesi di Firenze.

Una  vera e propria sudditanza psicologica che per l’appunto secondo l’accusa si era trasformata nel tempo in una vera e propria condizione di  schiavitù. A presiedere il processo è il giudice Silverio Tafuro, con a latere la collega Angela Avila e i giudici popolari probabilmente. La data probabile della sentenza dovrebbe essere il 12 dicembre.

Alcune ex adcepte hanno raccontato quel che succedeva a Montecchio: Cioni che le riceveva nello studio con pantaloni e mutande calate, chiedendo rapporti sessuali, soprattutto orali. E se qualcuna gli diceva dello schifo che provava, lui ribatteva che era perchè aveva ancora il diavolo in corpo e che la ‘cura’ doveva proseguire. La teoria di Cioni era semplice: non bastava il battesimo della Chiesa, ne serviva un altro da lui officiato, attraverso il quale si giungeva alla vera purezza. Con volontà coartata, sostiene il pm, anche se la difesa chiederà l’assoluzione perchè il fatto non sussiste. Ora alla corte d’assise l’ultima parola sulla setta: un gruppo di creduloni ma liberi oppure una comunità di schiavi?

L’assise ha ricostruito pezzo per pezzo il filone delle accuse. Delle sedute che “servivano a scacciare il diavolo” ma che poi, hanno raccontato alcune ex adepte dopo aver finalmente aperto gli occhi, finivano a pantaloni calati e tentativi di abusi. Protagonista lui, Mauro Cioni, ormai settantenne, ex sacerdote originario del fiorentino, a lungo attivo nella zona di Empoli.

Con lui, sul banco degli accusati, quello che a lungo era stato il più fedele e carismatico dei suoi seguaci, salvo poi guidare la scissione che fu l’inizio della fine: il senese Carlo Carli, il giovane che predicava una singolare teoria teologica. Che cioè Gesù Cristo fosse molto ricco e che chi raccomandava la povertà, come San Francesco e Padre Pio, stesse nel più profondo dell’inferno. L’inchiesta è della squadra mobile di Firenze che ha poi messo in moto la direzione distrettuale antimafia competente per la riduzione in schiavitù.

Lì a occuparsi del caso è stata il Pm Angela Pietroiusti, che stamani ha fatto la richiesta di condanna.  Al centro racconti spesso drammatici dei protagonisti. Ed episodi tragici, come il suicidio di un giovane a fine 2000 con un colpo di fucile, allo strappo di Carli che se ne va per fondare una nuova comunità a Siena:  ed è proprio in questa fase, davanti al dissidio tra Cioni e il suo allievo prediletto, che le prime donne trovano il coraggio e la lucidità di rivolgersi alla polizia per raccontare quanto succede.

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