FEDERICO TULLI: il primato della chiesa di Bergoglio

«Dati attendibili valutano la pedofilia dentro la Chiesa al livello del 2%», disse papa Bergoglio a Eugenio Scalfari in una famosa intervista pubblicata su Repubblica il 13 luglio 2014. In base all’autorevole stima, solo in Italia, dove vivono oltre 30mila ecclesiastici, i preti e le suore giudicati responsabili di abusi su minori in base al diritto canonico potrebbero essere almeno 600. Un’enormità considerando che il profilo criminale di un pedofilo è equiparabile a quello del serial killer.

Diversamente dal Vaticano, in Italia non esiste una casistica istituzionale sulla diffusione della pedofilia. Il ministero delle Pari opportunità si avvale di un Osservatorio permanente che per ora si limita ad osservare. Nel 2007 il governo Prodi firmò i protocolli per la creazione di una banca dati per monitorare il fenomeno, con relativo stanziamento in finanziaria di 6mln di euro. Non è mai entrata in funzione. Con quali conseguenze? «In assenza di una banca dati a livello nazionale che permetta una rilevazione omogenea e un monitoraggio della casistica, i dati disponibili sono pochi e non esaustivi» si legge nel Dossier del Telefono azzurro sulla pedofilia pubblicato nel 2010. «Passa così l’idea, nell’opinione pubblica, che si tratti di un fenomeno circoscritto a determinati ambiti che di volta in volta finiscono alla ribalta della cronaca (come la scuola o la Chiesa), o specifiche realtà di degrado sociale. Mentre i dati – conclude Telefono azzurro – ci dicono chiaramente che si tratta di un fenomeno pervasivo, che purtroppo è presente in tutti i contesti nei quali siano presenti bambini».

In che misura è presente la pedofilia nella nostra società? Ci si può fare un’idea oggi pescando tra i dati Istat il totale delle persone detenute in Italia nel 2015 per “atti sessuali con minorenne” e “corruzione di minorenne”: 705. Se aggiungiamo “prostituzione minorile”, “pornografia minorile” e “detenzione di materiale pornografico attraverso sfruttamento di minori” arriviamo a 1152.

In Italia le persone maggiorenni sono circa 47mln, vien da sé che il tasso di pedofilia nella popolazione (0,000024) seppur calcolato a spanne in base ai dati Istat è molto lontano da quel 2% del clero ecclesiastico. Certo, 1152 pedofili sono tanti, troppi. Ci sono preti statunitensi che hanno confessato da 130 a oltre 200 stupri. Serial killer, appunto. E poi c’è da considerare che raramente un pedofilo viene denunciato. Una volta su 100? Due su cento? Non si sa. Oltre alla capacità del pedofilo di mimetizzarsi, anche il contesto socio-familiare in cui si consuma di norma la violenza, secondo Telefono azzurro, fa sì che il fenomeno rimanga sostanzialmente “sommerso”. Ma il “sommerso” c’è anche nella Chiesa, come denunciò la Commissione Onu per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza nel febbraio del 2014 (cfr. “Chiesa e pedofilia, il caso italiano”, L’Asino d’oro ed., 2014, pp. 205-265).

In attesa che la banca dati ministeriale cominci a monitorare, di certo c’è che anche se i detenuti in Italia fossero 10mila o 100mila rimarremmo a distanza di sicurezza dalle percentuali vaticane. Per pareggiare il mostruoso primato della Chiesa cattolica, ai tempi di papa Francesco, le nostre carceri dovrebbero ospitare un milione di pedofili.

Federico Tulli

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