Prostituzione minorile: il profilo di don Felice La Rosa, parroco controverso

Il religioso accusato di sfruttamento della prostituzione minorile è più volte balzato agli onori della cronaca nel corso degli ultimi anni.

Avrebbe pagato 50 euro in cambio di un rapporto sessuale con un minorenne bulgaro. Un’accusa infamante che, se confermata, macchierà in modo indelebile la reputazione di don Felice La Rosa, 41 anni, originario di San Calogero e ordinato sacerdote nel 2002.

Nel paese di cui è stato parroco per 11 anni, Zungri (dove tra l’altro ottenne l’elevazione a “Santuario mariano” della locale chiesa dedicata alla Madonna della Neve, istituendo poi il “Premio mariano” e dando ospitalità alla missione dei padri francescani Minimi), si stenta a credere ad una notizia che racconta una storiaccia fatta di squallore e sfruttamento. Ma don Felice è stato da sempre un sacerdote sui generis.

Ovunque ha esercitato il proprio magistero ha finito infatti per innescare polemiche, arrivando a volte a spaccare la comunità religiosa. Ragion per cui è stato amato ed odiato contemporaneamente. C’è chi lo ha descritto come un prete attento al sociale e chi come un attaccabrighe della peggiore specie.

A Zungri, ad esempio, la sua decisione di fondere l’oro della Madonna della Neve per far realizzare una corona è stata contrastata da una parte della popolazione che, addirittura, si è costituita in un comitato. Lo stesso orafo a cui il prete commissionò il lavoro, finì per intentargli una causa perché non retribuito per la cifra pattuita.

Un religioso pieno di contraddizioni, come detto. Fu a lui che, nel dicembre del 2008, Vincenzo Grasso, dopo aver ucciso due cugini e sparato contro uno scuolabus a Briatico, si consegnò in attesa di costituirsi ai Carabinieri. E non è stata quella la sola volta che don Felice è balzato agli onori della cronaca.

Nell’agosto del 2014, mentre celebrava messa nella frazione Papaglionti di Zungri, ignoti gli tagliarono le ruote dell’auto. Il gesto fu considerato una ritorsione per alcune prese di posizione del parroco in ordine al corretto svolgimento delle manifestazioni religiose in paese. Ora l’arresto. Di male in peggio quindi, ferma la presunzione di innocenza fino alla condanna definitiva.

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