In Italia manca da 30 anni il reato di tortura. E il parroco “wanted” in Argentina per le violenze ai tempi di Videla, può restare in Italia a dire messa. L’incredibile storia di don Franco Reverberi

Sorbolo è un paesino di poco più di 9.500 abitanti in provincia di Parma. Vicino a Sorbolo c’è Enzano di Sorbolo. In Strada del Fienile, la Parrocchia di Sant’Andrea Apostolo. Gli abitanti di Enzano di Sorbolo sono circa trecento, ricorda il comunicato di Antigone. Una realtà tranquilla, con la sua villa comunale, le sue scuole, i suoi negozietti. E, ovviamente, la sua parrocchia. Un luogo di ritrovo, oltreché religioso per grandi e piccoli. E, specie in una realtà piccola come Sorbolo, l’esempio del parroco è quanto mai fondamentale. Succede, però, che proprio qui, nel piccolo paesello in provincia di Parma, il sacerdote è tale Don Franco Reverberi. E perché mai questo dovrebbe interessarci? Semplice: perché dall’alto del leggio, a tenere le omelie ogni santissima domenica, è un ricercato per tortura che, paradosso dei paradossi, non è allontanato da nessuno. Né dal Vaticano né tantomeno dallo Stato italiano.

La denuncia arriva da Antigone, una delle associazioni da sempre più impegnate nella lotta a crimini in divisa, com’è appunto la tortura. “Sul web – denunciano da Antigone – vi è una scheda Interpol a lui dedicata”. Eccola qui:

Come si legge dalla scheda, l’accusa rivolta a Don Reverberi è “imposicion de tormentos”. In italiano: tortura. “Don Reverberi – dicono ancora dall’associazione – è accusato di essere complice, anzi autore, delle torture perpetrate dai militari nell’Argentina di Videla”. Parliamo, ovviamente, di Jorge Rafael Videla Redondo, il dittatore che arrivò al potere con un colpo di Stato ai danni di Isabelita Perón, condannato a due ergastoli e 50 anni di carcere per vari crimini contro l’umanità, tra i quali l’assassinio e la tortura di 30 mila persone.

Secondo le accuse, ci sarebbero diversi testimoni e prgionieri che parlano di un cappellano italiano vestito da militare. Ecco, quel cappellano sarebbe Don Reverberi. Tanto basta per le autorità argentine per chiedere l’estrazione. Un’estradizione risalente già al 2012. La richiesta è stata giudicata prima dalla Corte d’Appello di Bologna e poi dalla Corte di Cassazione. Ma la risposta è stata sempre la stessa: la magistratura italiana non ha concesso l’estradizione all’Argentina in quanto in Italia manca il delitto di tortura e per gli altri reati a lui ascrivibili ci sarebbe stata prescrizione.

Insomma, Don Reverberi può continuare tranquillamente a dire messa nella parrocchia di Sorbolo. Un’altra storia incredibile derivante da un vuoto normativo, quello sull’introduzione del reato di tortura nel codice penale, che va avanti da trent’anni.

Tw: @CarmineGazzanni

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