Orrore in canonica Il pm: 14 anni al prete pedofilo.

Lo avrebbe vessato per più dieci anni, dalla Pasqua del 1995 fino al 2006: da quando la vittima era un bambino di appena dieci anni fino alla soglia dei venti anni. Uno stillicidio di violenze e sopraffazioni che sarebbero opera di Vito Beatrice, sacerdote settantaduenne originario del torinese e appartenente alla congregazione dei Chierici regolari di Somasca. Una storia terribile che vede il bambino – che era stato affidato al sacerdote che, nelle intenzioni dei genitori, avrebbe dovuto essere suo «precettore e padre spirituale» – finire nelle mani di un presunto pedofilo per il quale il procuratore aggiunto Maria Monteleone ha chiesto ieri in aula la condanna a 14 anni di reclusione chiedendo che venga negata all’imputato ogni tipo di attenuante.

Una storia di sopraffazione e violenza venuta a galla solo dopo che la giovane vittima aveva deciso di raccontare tutto, prima alla fidanzatina, poi ai genitori, che non si sarebbero mai aspettati l’incubo nel quale era vissuto il proprio figlio. Secondo quanto ricostruito dalle indagini infatti Beatrice «con abuso di autorità ed anche con violenza nel sovrastarlo fisicamente e psicologicamente tanto da vincerne le resistenze, convinceva la vittima a compiere e subire atti sessuali reciproci di masturbazione, congiunzioni orali e penetrazioni anali». Tanti gli episodi individuati dagli inquirenti e raccontati dettagliatamente in aula durante la lunga deposizione della vittima: episodi che si sarebbero verificati a Roma, a Genova e in diverse località all’estero e sempre in abitazioni o locali di pertinenza del sacerdote finito alla sbarra. In molte occasioni, sottolinea la procura nel capo d’imputazione, anche «all’interno di strutture ecclesiastiche».

Tutto era iniziato dopo un pellegrinaggio al Lourdes negli anni novanta: in quella occasione il ragazzino aveva fatto il chierichetto al suo futuro aguzzino. Poi le visite al paesino dell’entroterra ciociaro con l’imputato – aveva raccontato in aula la madre – che si era offerto di preparare il bambino per l’esame di quinta elementare. Lo avrebbe ospitato in convento da lui. Fu quello il primo passo verso il baratro. Da quell’occasione infatti i rapporti tra il sacerdote e il bambino si moltiplicano: i viaggi all’estero, le vacanze sulla riviera ligure, i compleanni. Un incubo che durerà fino al 2006 (anche se gli ultimi anni non sono perseguibili) e che porterà il ragazzo sull’orlo della morte. Prima della confessione ai propri genitori infatti la vittima aveva provato a suicidarsi buttandosi in un fiume della Ciociaria durante una serata di feste con gli amici. Ieri la richiesta di condanna pesante da parte della Procura (che durante la requisitoria ha più volte sottolineato come gli episodi contestati siano tutti comprovati). Richiesta su cui i giudici della VII sezione penale del tribunale decideranno nell’udienza fissata per fine mese.

Vincenzo Imperitura

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