Un ragazzino al gip «Col prete ho avuto rapporti sessuali»

Chiusa l’inchiesta che ha coinvolto minorenni rom abusati dal sacerdote

«Non mi sono fatto solo fotografare, ho avuto anche rapporti con il prete». Parole che pesano come un macigno per don Dino, al secolo Placido Greco. Lo ha raccontato davanti al gip, in sede di incidente probatorio, uno dei ragazzini rom pagati per vendere i propri corpi tra i binari delle stazioni ferroviarie di Roma. Con questa testimonianza, si chiude per la Procura l’inchiesta che vede il sacerdote accusato di sfruttamento della prostituzione minorile e pedopornografia, insieme ad altre 8 persone. Il prossimo passo sarà la richiesta di rinvio a giudizio. Gli agenti della Polfer avevano ritrovato nell’abitazione di don Dino circa 1.700 fotografie. Immagini che ritraevano numerosi minorenni in pose hard. «Si era sparsa la voce che ero bravo a scattare foto di nudi – avrebbe ammesso il prelato durante l’interrogatorio di garanzia – così diversi ragazzini mi hanno chiesto di realizzare dei book per sfondare nel cinema erotico. Mi sono prestato, credendo di aiutarli. Ma non mi sono mai spinto oltre, non ho mai sfiorato un bambino. Mai pagato nessuno, neanche per le foto». Secondo la tesi della Procura, confermata dal Tribunale del riesame, l’uomo non si sarebbe accontentato di scattare delle foto ai ragazzini, ma avrebbe anche avuto rapporti sessuali con due di loro. Dalle indagini era emersa la doppia personalità del prete: avrebbe scritto, sotto pseudonimo, una bibbia in chiave erotica. Nel libro dissacrato, secondo gli inquirenti, al posto dei 12 apostoli, sarebbero stati rappresentati altrettanti ragazzini.

Le vittime dei pedofili erano tutti «adolescenti, accomunati da una precarissima condizione esistenziale, caratterizzata – come scrivono gli inquirenti – da povertà, ignoranza, promiscuità, estrema emarginazione e degrado». La stazione Termini era sicuramente il luogo principale dove gli indagati adescavano i minori. Vicino le scale mobili gli orchi facevano un gesto con il capo per far intendere alle prede i loro appetiti sessuali perversi. I giovani venivano condotti al «binario 29», dove venivano consumati i rapporti. Stesso sistema presso lo scalo ferroviario di Tiburtina e Piramide, «dove ci stanno quei bagni a pagamento…», racconta un giovane rom. Anche il cimitero del Verano diventava un luogo di perversione. E poi ci sono le stazioni di Nettuno, Albano Laziale e Aprilia. I ragazzini si prostituivano a bordo dei treni, in casa, in macchina, nei bagni dei bar vicini o in quelli del Mc Donald’s. I «balanu» (così vengono chiamati gli omosessuali dai nomadi di etnia romena) pagavano dalle 10 alle 50 euro. Spesso i soldi venivano utilizzati dai bambini per comprare scarpe, abiti, ricariche telefoniche o un panino. In un caso era proprio la madre a vendere la figlia: «Più volte lamentava le sue precarie condizioni economiche – racconta un indagato – mi proponeva di incontrare anche la figlia minorenne, all’interno della stazione Termini».

Andrea Ossino Valeria Di Corrado

http://www.iltempo.it/roma-capitale/cronaca/2016/04/07/un-ragazzino-al-gip-col-prete-ho-avuto-rapporti-sessuali-1.1526775

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