“Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?” Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

-Gea Ceccarelli– “Vorresti diventare nostro prete? Sei gay?”
“Non ho la vocazione, e poi bisogna studiare per essere preti. Sì, sono gay”
“Non è un problema lo studio, devi solo dormire con il tuo vescovo”.

Inizia con questa proposta, S.M., sedicente vescovo 37enne di una Chiesa “non riconosciuta dallo Stato”, “cattolica-apostolica non romana”. Una chiesa, scrive lui stesso, “autocefala” che “perde preti” e che, proprio per questo, necessita di trovare nuovi sacerdoti. Magari proprio sui social network come Facebook, dove il suo profilo si caratterizza per il gran numero di “like” a pagine religiose, ma non solo: tra un mi piace a Radio Maria, uno a Gesù, un altro a qualche chiesa, ecco che spuntano appartenenze a gruppi inequivocabili: “Pornografia gay”,  “Gay giovani”, “Naturismo gay bisex” e altri, sino un inquietante: “Gay 12-18 anni”.

Articolotre.com ha avuto modo di prender visione di chat tra il “vescovo” in questione e un ragazzo  a cui è stato proposto di partecipare al progetto religioso, attraverso la proposta, appunto, di ordinarlo sacerdote, a fronte dei continui abbandoni dei seguaci.

Alle reticenze del ragazzo, che si dichiara troppo “libero” per scegliere la vita religiosa, S.M. offre le proprie rassicurazioni: “E’ una benedizione, l’amore”, chiarisce, spiegando che il vescovo, quale si definisce, può far sesso con lui e con tutti gli altri preti. E che, se il ragazzo vuole, può intrecciare relazioni anche con i confratelli.

I toni della conversazione sono espliciti e non lasciano ampio spazio a dubbi, seppur costellati, di tanto in tanto, da un “ti amo” e qualche cuore. Il vescovo, convinto di aver ottenuto la fiducia del ragazzo, si spinge oltre: gli chiede ospitalità in casa per “un po’ di giorni”, dal 16 al 30 marzo. I biglietti, a sorpresa, sarebbero a carico del giovane. Il quale dovrebbe anche, se vuole diventare veramente prete, dormire con lui.

“Dormo con te, sc…. Io sono molto focoso”, è un passaggio della conversazione, che precede la richiesta di farsi urinare addosso dal giovane, “perché sarà bello”. “Sarà bello fare tante cose”, rincara “dimmi che lo farai”, “dimmi che ti fidi di me”, “ti voglio bene, promettimi che non mi lascerai come prete”.

Il ragazzo accetta e assicura di fare i biglietti per pagargli il viaggio, durante il quale, assicura il vescovo, lo ordinerà a prete. Con l’occasione, infila anche il proprio numero di Postpay: “Vuoi che faccia come con Padre A.?” “Cioè?” “Mi ha mandato i soldi e io ho comprato tutto e portato tutto (i paramenti, ndr). Ti do il postpay, vado a comprarti tutto”. La cifra richiesta? 1300-1600 euro: “Ce la fai a mandarli per oggi?”

L’insistenza per il pagamento caratterizza quasi tutti i successivi messaggi, assieme quella di ricevere una ricarica telefonica. “Mi ami? Alle cinque vai in posta”; “La fai anche a me? (la ricarica, ndr)”

Per quanto riguarda gli addii in seno alla “chiesa” da parte dei vari preti, il vescovo sostiene che sono dei traditori, che lo vogliono abbandonare perché “troppo scrupolosi” e, alla domanda “Ma con i preti che se ne vogliono andare, sei andato a letto?”, rivela: “Già fatto”. Almeno con uno, di cui cita il nome, Padre C.

“Cosa ti ha fatto?”
“Tutto”
“Cioè?”

“Poco. Mi ha fatto un pom…”

Padre C. è di Vigevano. E’ presidente di una onlus di volontariato. Vicinissimo agli ambienti della Lega Nord,  per la quale si è anche candidato alle comunali, Articolotre ha avuto modo di visionare fotografie che lo ritraggono abbracciato a esponenti di primo piano, del Carroccio. Mario Borghezio, Luca Zaia, Roberto Castelli, ma anche il segretario Matteo Salvini e il governatore della Lombardia Roberto Maroni. Non mancano scatti con Letizia Moratti e Magdi Allam, alternati a fotografie in cui compare con gli abiti talari e immaginette sacre. Alcune, invece, meno “politicizzate”, lo ritraggono proprio con il “vescovo” S.M.

Questi, dopo aver assicurato di aver “fatto qualcosa con Padre C.” e aver richiesto una simile prestazione al suo giovane interlocutore, gli chiede di inviargli delle foto. Il ragazzo spedisce scatti del proprio volto e del proprio addome. Il religioso vuole di più. “Mandamene una tu, così capisco che genere di foto vuoi”, glissa il ragazzo. Lo scatto che riceve è quello di un membro eretto.

Il religioso spiega inoltre di esser stato “fatto vescovo” da due Monsignori cattolici, e che avrebbe, a dimostrazione, “celebret e certificati di ordinazione”. Ciononostante, sul profilo Facebook, dichiara di lavorare all’interno della Chiesa Ortodossa Italiana.

Proprio dal suo profilo Facebook emergono aspetti controversi. Andando indietro nel tempo, infatti, saltano fuori post e commenti anomali, per un religioso, tra cui link dai contenuti erotici, da lui stesso condivisi, in cui viene definito “un fottuto finocchio”. “Portami tua sorella e vedi se lo sono”, è la replica del “vescovo”. A contraddirlo, un adolescente commentatore: “Ma se l’hai appena detto tu in chat, che sei gay”.

Dello stesso periodo è il tentativo di smentire le voci sulla sua omosessualità: “Per tutte le cose infami dette contro me, non ascoltate ciò che dicono. Vi dico la verità, non li conosco neanche”, scrive sul proprio account il religioso. Anche in questo caso interviene un ragazzo molto giovane, a commentare: “Ma sei malato te; ti ha pestato 1 ragazzo tra i 13-14 anni”.

Il quadro pubblico che ne emerge è quantomeno imbarazzante; un aspetto che stride con l’ultima richiesta che il “vescovo” presenta in chat al “futuro prete”: “Non dire niente di noi: sai, sono riservato, io…”

Una storiaccia di sedicenti vescovi e aspiranti preti

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