“Quel parroco mi chiedeva atti sessuali in sacrestia per fare il chierichetto”

Ascoltato il ragazzino parte offesa nell’inchiesta in cui è indagato don Francesco Caramia, ex parroco di Bozzano. Oggi incidente probatorio. Il prete ha voluto come consulente Roberta Bruzzone, nota criminologa: “Sono innocente”. L’inchiesta partita dalla denuncia di un pediatra.

BRINDISI – “Quel parroco, il prete della chiesa di Bozzano, mi obbligava a fare atti sessuali: succedeva anche in sacrestia, qualche volta mi ha dato spintoni e mi ha minacciato dicendo che se avessi parlato avrebbe fatto licenziare mio padre o fatto vendere la casa”.

Questa mattina ha fornito la sua versione dei fatti, il ragazzino brindisino ritenuto parte offesa nell’inchiesta per atti sessuali su minore in cui è indagato a piede libero don Francesco Caramia, ex parroco della chiesa San Giustino de’ Jacobis, al quartiere Bozzano di Brindisi.

Il minorenne, che all’epoca dei fatti aveva nove anni, è stato ascoltato nell’incidente probatorio chiesto dal sostituto procuratore Milto Stefano De Nozza, titolare del fascicolo, aperto dopo la denuncia di un pediatra del capoluogo al quale si è rivolta la madre del minore dopo essere venuta a conoscenza del disagio del figlio da un’amica di quest’ultimo. Fatti che sarebbero avvenuti tra il 2007 e il 2008.

Don Francesco che ha sempre respinto l’accusa professandosi assolutamente estraneo ai fatti. E’ difeso dall’avvocato Giancarlo Camassa che ha voluto come proprio consulente la criminologa Roberta Bruzzone, volto noto non solo delle più importanti inchieste giudiziarie italiane nelle quali è intervenuta portando le proprie conoscenze e la propria intuizione supportata dall’esperienza, ma anche dei salotti televisivi dedicati all’approfondimenti di delitti eclatanti. Bruzzone è stata scelta dallo stesso parroco, è arrivata in Tribunale in mattinata ed è salita subito nella stanza riservata allo svolgimento dell’incidente probatorio, annotando domande del gip e del pm sul block notes, accanto alle quali ha riportato le risposte del minorenne.

Il ragazzino, a quanto si apprende, avrebbe confermato quanto sostenuto dal pm e contestato al prete che, nel frattempo, si è dimesso dall’incarico per non essere in alcun modo di intralcio alle indagini e continua a ricevere attestati di stima e solidarietà dai ragazzi e dalle famiglie che frequentavano la parrocchia. Su Facebook, infatti, ci sono diversi messaggi con foto ricordo dei viaggi realizzati con il parroco (nella foto a sinistra, la criminologa Roberta Bruzzone).

Rispondendo alle domande del gip, Maurizio Saso, avrebbe aggiunto riferimenti sui luoghi in cui sarebbero avvenuti gli atti sessuali e affermato che in alcune occasioni il parroco lo avrebbe anche minacciato, mentre in altre gli avrebbe promesso che lo avrebbe chiamato per la celebrazione della messa come chierichetto. Per il ragazzo era presente l’avvocato Angela Roma.

Sempre questa mattina e sempre con la formula dell’incidente probatorio, è stata sentita l’amica del ragazzino: la giovane, anche lei non ancora diciottenne, avrebbe per prima raccolto del confidenze del chierichetto e sarebbe stata lei a riferire tutto alla madre

A questo punto sarà un perito nominato dal gip ad accertare se il ragazzino è capace di rendere testimonianza.

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