Tribunale: prete sospeso si presenta col colletto

Una guardia giurata segnala l’anomalia, i Carabinieri lo denunciano per abuso della credulità popolare

CIVITAVECCHIA – L’amore per Dio e per la chiesa che si scontra con il dovere di rispettare le leggi dello Stato. Un prete sospeso a divinis con divieto di indossare l’abito ecclesiastico, che invece segue il suo cuore e  alla maniera di Melchisedec ostenta senza limitazioni il suo essere “sacerdote in eterno”. Un po’ come ci insegna simpaticamente Don Bastiano nel film Il Marchese del Grillo, che nonostante la scomunica arrivata dal Papa, batte i pugni e afferma: “Prete sono e prete rimango”.  E  davanti al patibolo pretende di veder cadere il tricorno che gli copre il capo insieme alla sua testa. In questa storia non c’è un abito talare, né un cappello a tre punte. C’è però il classico colletto romano, di quelli che i preti utilizzano anche sul clergyman, l’elegante completo scuro che un tempo portavano i pastori protestanti e che negli anni ha raggiunto la massima diffusione anche tra i sacerdoti della chiesa cattolica. Un colletto che a quanto pare il protagonista di questa storia non avrebbe dovuto indossare per via del provvedimento emesso dalla Curia in base al codice di diritto canonico, ma che invece ha continuato a portare, incurante dei rischi.

Siamo in Tribunale, c’è un processo e il sacerdote è stato chiamato in veste di testimone. Si presenta in clergyman e colletto romano e  le telecamere di sorveglianza del Palazzo di Giustizia lo inquadrano perfettamente. Raggiunge l’aula delle udienze e si qualifica: il pm vede che si tratta di un sacerdote e prosegue nel suo lavoro, prendendo atto della presenza di quel testimone che ora attende di essere ascoltato.

La guardia giurata però qualche dubbio ce l’ha e ne parla con i Carabinieri della stazione di San Gordiano, in servizio di vigilanza al Tribunale. Si consultano su quell’insolita presenza e nel discorso emerge un particolare non di poco conto: il prete è stato colpito da sospensione a divinis e per questo motivo non dovrebbe indossare il colletto romano. Gli accertamenti tuttavia sono necessari e i militari del capitano Piero Orlando, coordinati dal maresciallo Gianluca Cologgi, accompagnano il sacerdote in una stanza, lontano da occhi indiscreti. Quest’ultimo, consapevole del problema sorto, si sfila il colletto nel tentativo di occultarlo. Ormai è tardi: le telecamere hanno ripreso tutto e la vigilanza ha già notato l’anomalia. Non resta che contattare la Curia che a quanto pare avrebbe confermato i sospetti degli inquirenti.

Per questo motivo il sacerdote è stato denunciato: dovrà rispondere di abuso della credulità popolare. Ovviamente nessuno vede malafede nel gesto del prete, né nel fatto che abbia continuato a ostentare i segni distintivi che appartengono ai presbiteri della chiesa cattolica. Chi è sacerdote lo è in eterno e il legame tra un servo di Dio e la chiesa, almeno nello spirito, non è annullabile da un pezzo di carta o da una sospensione a divinis; questo per  chi crede. Ma ci sono anche e soprattutto le leggi dello Stato, che non graziano un individuo per il solo fatto di appartenere a un ordine religioso. Se  per ottenere l’assoluzione dai peccati basta il pentimento e la confessione, quando si parla di reati l’ultima parola spetta al magistrato. Il quale – per dirla alla De André – avrà sempre tempo per fare i conti con l’altissimo.

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