Al 7° giorno di sciopero della fame di Diego Esposito, vittima del prete pedofilo napoletano don Silverio Mura, abbiamo scritto a Papa Francesco.

Sua Santità,
le scrivo mentre il sig. Diego Esposito è al settimo giorno di sciopero della fame, per avere verità e giustizia sugli abusi subiti dal prete pedofilo dell’Arcidiocesi di Napoli, don Silverio Mura. Sono il suo legale e sono anche io in sciopero della fame, come altre vittime e loro sostenitori, assistiti dalla Rete l’Abuso.

Il sig. Esposito le ha scritto due anni fa per denunciare la giustizia negata dalle istituzioni ecclesiastiche. Aveva denunciato dal 2010, in più occasioni, all’Arcidiocesi di Napoli, gli abusi subiti più di 20 anni prima.

Ricevette una lettera del suo segretario, mons. Becciu, in cui si chiedeva di pregare per lei, Papa Francesco, nell’attesa che il caso fosse sottoposto agli organi competenti. Intanto don Mura insegnava ai bambini delle scuole medie, ignari, come i loro genitori.

La Congregazione per la Dottrina della Fede iniziò le indagini che durano da due anni senza che sappiamo nulla del suo esito, senza sapere se il prete sarà processato.
Lei ha annunciato l’istituzione di un organo giudicante i vescovi che si sono macchiati di gravi negligenze, che non si è mai insediato, impedendoci di sollevare il caso di 6 anni di vana attesa di giustizia da parte dell’Arcidiocesi di Napoli.

Lei ha proclamato un Giubileo della Misericordia. Misericordia che non ha il sig. Esposito, che, dopo aver minacciato il suicidio, ha perso il lavoro perché la Curia di Napoli lo ha segnalato alla pubblica sicurezza.
Il sig. Esposito, padre di famiglia, era l’unico sostegno economico alla propria famiglia, prima di perdere il lavoro.
Noi non le chiediamo niente altro che dia seguito a suoi annunci, ossia che finalmente alle vittime sia data la possibilità di sapere la verità sui peggiori crimini che possa compiere un sacerdote.

Chiediamo che i loro responsabili siano giudicati, siano puniti, se responsabili, sia loro impedito di avvicinare minori. Chiediamo la riparazione delle malefatte perché non c’è perdono senza giustizia. Non basta invocare preghiere per ottenerlo.
Durante questo sciopero della fame, nella nostra richiesta di dialogo, abbiamo anche scritto al card. Muller, Prefetto della Congregazione, senza aver risposta.

Noi pratichiamo la non violenza, armati solo del nostro corpo, della nostra sofferenza, della fame di verità e giustizia, della consapevolezza che il dolore non si spegne e non sarai mai placato se chi ha il potere della verità e giustizia se ne laverà le mani, come Ponzio Pilato.
La nostra dignità non ce la toglierà nessuna negligenza. Le lascio i nostri saluti.

Capua 24 gennaio 2016, nel settimo giorno di sciopero della fame del sig. Diego Esposito.
Avv. Sergio Cavaliere.

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