Violenza sessuale, fissato l’appello

Nuovo processo per don Gino Temporin, assolto due anni fa dalle accuse di un seminarista.

PIOVE DI SACCO. «Finalmente la fine di un incubo… Ora prego per quel ragazzo. È una liberazione, mi sembra di poter iniziare una nuova vita dopo due anni e mezzo di sofferenze» aveva confidato don Gino Temporin, 69 anni, neoparroco del Duomo di San Martino a Piove di Sacco, all’indomani della sentenza che lo aveva assolto dall’accusa di violenza sessuale aggravata nei confronti di ragazzino. Un ragazzino veneziano oggi 24enne che, all’epoca dei fatti, frequentava la scuola media nel seminario di Rubano. Ora l’incubo ritorna con il secondo grado di giudizio e il processo fissato per il prossimo 21 aprile davanti alla terza sezione penale della Corte d’appello di Venezia, presieduta dal giudice Gioacchino Termini, su ricorso del pm padovano Maria D’Arpa e della procura generale. Pm che aveva chiesto la condanna a 7 anni di carcere per il sacerdote. Diversa la valutazione del tribunale di Padova (presidente il giudice Claudio Marassi) che, il 18 dicembre 2013, aveva pronunciato la sentenza di assoluzione con la formula più ampia (il fatto non sussiste) al termine di un processo delicato e difficile, senza prove, con elementi solo indiziari, dove la parola dell’uno si scontrava con la parola dell’altro. E sul banco degli imputati, quel prete: 43 anni di sacerdozio e mai una macchia, mai un’ombra tanto che l’allora vescovo Antonio Mattiazzo lo ha poi nominato parroco del Duomo di Piove, dimostrandogli fiducia totale.
Anche le indagini (svolte con intercettazioni telefoniche e ambientali, perquisizioni, l’interrogatorio di ben 29 persone) non avevano portato grandi risultati. O, almeno, risultati incontrovertibili come dev’essere per poter ottenere una pronuncia di responsabilità penale. Del resto i periti nominati dal tribunale di primo grado (il medico legale Claudio Rago, la psicologa Magda Tura e il neuropsichiatra Marziano Cerisoli) avevano concluso per un’alta improbabilità circa la certezza storica dell’accaduto, pur riconoscendo capacità di testimoniare nel giovane, affetto da un disturbo psicotico, da un disturbo di personalità e di identità di genere. L’indagine era stata aperta dopo la denuncia del 24enne che, solo nel 2009, molti anni dopo la permanenza nel seminario di Rubano, si era confidato con una psicologa

della clinica “Le Betulle” di Como dov’era ricoverato per problemi psichiatrici e un tentativo di suicidio. E aveva raccontato le “violenze” subite. In aula alcuni ex allievi avevano spiegato che lo studente era stato coinvolto da altri seminaristi in pratiche sessuali.
Cristina Genesin

http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2015/12/08/news/violenza-sessuale-fissato-l-appello-1.12585340

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